LEGISLAZIONE EUROPEA

 



Risoluzione(75) 13
Contenente Raccomandazioni sulla Situazione
Sociale dei Nomadi in Europa

adottata dal Comitato
dei Ministri del Consiglio d' Europa
il 22 maggio 1975, durante la 245a riunione

 
Il Comitato dei Ministri Considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è il raggiungimento di una più grande unità fra i suoi Membri al fine di salvaguardare e di attuare gli ideali e i principi che sono loro patrimonio comune e di facilitare il loro progresso economico e sociale;
 
Notando che la situazione dei nomadi in Europa é stata notevolmente aggravata dallo sviluppo industriale ed urbano nonché dall'estensione dei programmi urbanistici;
 
Ricordando che non sono ancora scomparsi negli stati membri pregiudizi ed atti discriminatori della popolazione sedentaria contro i nomadi;
 
Ricordando che i nomadi dovrebbero beneficiare di un'appropriata protezione sociale;
 
Ritenendo che dovrebbero essere prese misure speciali per favorire la piena integrazione dei nomadi nella società;
 
Riconoscendo che il basso livello di frequenza scolastica dei figli dei nomadi ostacola gravemente le loro possibilità di progresso sociale ed economico;
 
Tenendo presenti le preoccupazioni espresse nella Raccomandazione 563 dell'Assemblea Consultiva sulla situazione delle popolazioni sinte e rom e di altri nomadi in Europa,
 
Raccomanda ai governi degli stati membri di prendere tutte le misure che ritengono necessarie per l'attuazione dei principi indicati nell'appendice della presente risoluzione, di cui costituisce parte integrante;
 
Invita i governi degli stati membri ad informare, nei tempi opportuni, la Segreteria Generale del Consiglio d'Europa sulle azioni compiute per l'attuazione delle raccomandazioni contenute nella presente risoluzione.
 

APPENDICE

 
Per quanto riguarda la presente risoluzione, l'espressione nomadi significa persone che per ragioni storiche conducono abitualmente un modo di vita itinerante, come pure persone di origine nomade che trovano difficoltà ad integrarsi nella società per ragioni sociologiche, economiche o simili.
 
A. Politica generale

 
1. Nell'ambito della legislazione nazionale saranno adottate tutte le misure necessarie per porre fine ad ogni forma di discriminazione verso i nomadi.
 
2. I pregiudizi, che sono alla base degli atteggiamenti e dei comportamenti discriminatori verso i nomadi saranno combattuti, tra l'altro, con una migliore informazione della popolazione sedentaria circa i modi di vita, le condizioni di esistenza e le aspirazioni dei nomadi.
 
3. Nei modi previsti dalla legislazione nazionale sarà incoraggiata e realizzata la partecipazione dei nomadi alla preparazione e all'attuazione delle misure che lì riguardano.
 
4. Il patrimonio culturale e l'identità dei nomadi saranno salvaguardati.
 
5. Dovrebbero essere prese misure adeguate allo scopo di evitare, per quanto possibile, che il modo di vita nomade impedisca il godimento dei diritti e della protezione e il raggiungimento degli scopi indicati nella presente risoluzione; in particolare si esaminino le possibilità di stabilire un effettivo sistema di contatti concreti con i nomadi per il necessario raggiungimento dei fini della presente risoluzione.
 
B. Campeggi ed abitazioni
 

 
1. Dovrebbe essere facilitata e incoraggiata la sosta dei nomadi in campeggi appositamente attrezzati per promuovere la sicurezza, l'igiene e il benessere.
 
2. Come regola generale i campeggi dovrebbero essere situati nelle vicinanze di città o di villaggi o almeno in località in cui sia facile l'accesso ai trasporti pubblici, ai negozi, alle scuole, al lavoro e agli altri contatti sociali.
 
3. Per i nomadi, che lo desiderino, sarà facilitato l'insediamento in abitazioni appropriate.
 
C. Educazione, orientamento e addestramento professionali

 
1.La scolarizzazione dei bimbi noamdi sarà promossa con i metodi più adatti, i quali devono tendere al loro inserimento nelle classi comuni.
 
2. Allo stesso tempo, ove sia necessario, si promuoverà l'istruzione generale degli adulti, ivi compresa l'alfabetizzazione.
 
3. I nomadi e i loro figli dovrebbero poter effettivamente accedere alle varie istituzioni esistenti per l'orientamento, l'addestramento e la riconversione professionale.
 
4. Nell'ambito dell'ordinamento e dell'istruzione professionale si terrà sempre il massimo conto delle abilità naturali.
 
D. Salute e benessere sociale

 
1. Si darà il massimo aiuto ai nomadi nell'ambito delle strutture nazionali per la protezione della salute e del benessere sociale, ciò implica la collaborazione dei servizi sanitari e sociali di ogni specie.
 
2. Qualora ce ne sia bisogno, gli assistenti sociali saranno informati sui problemi dei nomadi e sarà incoraggiata la formazione di operatori sociali provenienti da famiglie nomadi.
E. Sicurezza sociale

 
1. Si prenderanno appropriate misure per evitare, per quanto possibile, che il modo di vita nomade impedisca il godimento di quei benefici della sicurezza sociale, alla quale hanno legalmente diritto; queste misure dovrebbero tendere soprattutto a facilitare lo svolgimento delle pratiche amministrative necessarie per ricevere i benefici sociali.
 

 

CONSIGLIO D'EUROPA
COMITATO EUROPEO DI COOPERAZIONE GIURIDICA (C.E.J.)

RAPPORTO CONCLUSIVO DI ATTIVITÀ
DEL COMITATO RISTRETTO DI ESPERTI SUI NOMADI APOLIDI
TENUTO A STRASBURGO IL 14-15 GIUGNO 1977

 

I. Compito del Comitato

 
Il compito del comitato ristretto di esperti sui nomadi apolidi (da qui denominato "il Comitato") era quello di preparare proposte riguardanti lo studio nel quadro del Consiglio d'Europa, sia sotto l'autorità del C.E.J., sia nel quadro di un altro Comitato, della situazione dei nomadi, in particolare dei nomadi apolidi, allo scopo di migliorare la loro situazione giuridica tenendo conto dei principi enunciati nella Risoluzione (75)13 del Comitato dei Maestri sulla situazione sociale delle popolazioni nomadi in Europa.
 
Il Comitato era composto da esperti del Belgio, della Repubblica Federale Tedesca, dell'Italia, dei Paesi Bassi, della Svezia e del Regno Unito.
 
II. Punti proposti dal C.E.J.

 
Il Comitato chiede al C.E.J.:
 
a) di creare, sotto riserva dell'approvazione del Comitato dei Ministri, un Comitato o un Comitato ristretto di esperti, incaricato di preparare uno strumento appropriato per gli aspetti giuridici dei problemi sollevati dalla presenza lecita o illecita sul territorio degli Stati membri del Consiglio d'Europa di apolidi o di persone di nazionalità indeterminata, prendendo soprattutto in considerazione la questione dei documenti d'identità e dell'estensione del diritto di queste persone a spostarsi.
 
Questo Comitato baserà i suoi lavori sulle informazioni di cui dispone l'attuale Comitato ristretto come pure su dati statistici complementari, soprattutto per ciò che concerne la mobilità e il modo di vita delle persone considerate, che saranno forniti dagli Stati membri.
 
Per questioni accessorie (p. es. relative alla sistemazione e alla armonizzazione dei documenti d'identità o delle mutue), ci si potrà riferire ad altri strumenti ed attività appropriati del Consiglio d'Europa;
 
b) di invitare il Comitato dei Ministri a sollecitare gli Stati membri, che non lo avessero ancora fatto, a ratificare la Convenzione del 28 settembre 1954 relativa allo statuto degli apolidi, come pure la Convenzione del 30 agosto 1967 sulla riduzione dello stato di apolide e la Convenzione del 13 settembre 1973 sulla riduzione dei casi di stato di apolide.
 
III. Rapporto

 
1.Il Comitato, creato dal Comitato dei Ministri nel corso della 265a riunione dei delegati [cfr. CM/Del/Concl.(77)265, punto XIII, VIII] su proposta del C.E.J. [cfr. C.C.I.. (76)73, punto 17], ha tenuto la sua riunione al Palazzo dell'Europa a Strasburgo il 145 giugno 1977.
 
2.Il Comitato è stato presieduto dal sig. B.J. Smith (Regno Unito). Il sig. L. Bjornberg (Svezia) è stato eletto vice presidente.
(La lista dei partecipanti figura nell'Allegato B del presente documento).
 
3. La lista dei documenti di lavoro figura nell'allegato B del presente documento.
 
4. Il Comitato ha incominciato con lo studiare la situazione attuale, di fatto e di diritto, dei nomadi, e soprattutto dei Rom e dei Sinti, in diversi Stati membri, alla luce della Raccomandazione 563 (1969) dell'Assemblea consultiva, della Risoluzione (75)13 del Comitato dei Ministri, delle note sottoposte alla 26a riunione del C.E.J. dalle delegazioni olandese e tedesca [documenti C.E.J. (76) 36 e (76) 70], come pure di un rapporto presentato dalla delegazione olandese attestante la sua posizione in materia [EXP/Nomadi (77)1].
 
5. Il Comitato ritiene che il problema dell'integrazione o dell'assimilazione dei nomadi nella società sedentaria non lo riguardi. Si tratta di una questione alla quale deve rispondere ogni Stato, tenendo conto dei principi e delle direttive enunciate nella Risoluzione (75)13.
 
6. A parere del Comitato, si tratta in sostanza di permettere alle popolazioni nomadi di condurre un modo di vita itinerante, non solo all'interno d'un paese ma anche da un paese all'altro.
Ciò avrà un'incidenza sul loro diritto d'ingresso, di soggiorno, di uscita e di ritorno, come pure sul loro diritto al rilascio di documenti di identità e di viaggio.
 
7. Il Comitato riconosce che la situazione giuridica è diversa secondo che una persona:
a) ha una cittadinanza precisa (di uno Stato membro o di uno Stato non membro);
b) risiede in permanenza in un dato paese;
c) è apolide e senza residenza permanente.
 
8. Il Comitato ritiene che la categoria citata sotto 7a). (nomadi in possesso di una cittadinanza precisata dai documenti d'identità) non dovrebbe porre alcun problema giuridico particolare.
Di fatto, poiché le legislazioni nazionali e le regole di diritto internazionale non fanno distinzione in generale per i nomadi in quanto gruppo specifico, conviene trattare queste popolazioni esattamente allo stesso modo che le altre persone aventi una cittadinanza.
Tuttavia, tenuto conto della loro competenza discrezionale in materia di ammissione e di residenza degli stranieri, gli Stati membri dovrebbero essere invitati a confermare che nessuna discriminazione sarà esercitata nei confronti delle persone itineranti per il solo motivo del loro comportamento o del loro modo di vita nomade (p. es. il fatto che viaggiano in gruppo, ecc.)
 
9. Il Comitato fa notare, a proposito della categoria citata sotto 7 b), cioè gli apolidi con residenza permanente, che costoro possono in larga misura ottenere il medesimo statuto e le medesime garanzie giuridiche delle persone aventi una cittadinanza, soprattutto a norma della Convenzione di New York del 28 settembre 1954 relativa allo stato giuridico degli apolidi.
Tuttavia sottolinea:
a) che tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa non sono parti contraenti di detta Convenzione;
b) che, mentre detta Convenzione regola in maniera soddisfacente lo statuto e la libera circolazione degli apolidi all'interno del territorio del paese ospitante, restano da risolvere alcuni problemi quando queste persone si recano in altri paesi, soprattutto per quanto riguarda il periodo di tempo durante il quale possono restare all'estero senza perdere i loro diritti nel paese ospitante.
 
10. Il Comitato constata che esistono reali e importanti difficoltà per ciò che concerne la categoria citata sotto 7 e), cioè le persone apolidi senza residenza permanente.
Persone rientranti in questa categoria si trovano sul territorio di parecchi Stati membri. Quando non è possibile dimostrare come accade di frequente quale sia il loro paese di origine, non si può rinviarli in altri paesi.
D'altra parte non hanno diritto, in mancanza di domicilio fisso, allo statuto di apolidi, conformemente alla Convenzione di New York.
Il Comitato é stato informato che attualmente gli Stati membri decidono della sorte di tali persone caso per caso e che il problema più delicato é quello di sapere se si possono rilasciare loro documenti di identità. Sebbene in certi casi, in cui non vi sia altra soluzione, le autorità possano passare oltre a queste difficoltà, tuttavia esse si mostrano molto esitanti non solo a causa degli obblighi che contraggono in tale modo, ma anche perché spesso é molto difficile stabilire la vera identità dei nomadi apolidi.
 
11. Il comitato attribuisce un'importanza primaria al fatto che tutti i nomadi apolidi, stabiliti sul territorio degli Stati membri, siano collegati ad un dato Stato ("lo Stato competente"), al quale spetterebbe il compito di rilasciare loro documenti d'identità riconosciuti dagli altri Stati. Lo Stato, che rilascia i documenti d'identità, dovrebbe essere disposto a riammettere sul suo territorio i nomadi apolidi che viaggiano negli altri Stati e sono muniti dei documenti d'identità rilasciati dallo stesso.
 
12. Il Comitato ha esaminato la proposta della delegazione olandese tendente a che soprattutto i nomadi apolidi siano oggetto di un accordo internazionale in questo settore.
L'iniziativa rischierebbe di generare nuove disuguaglianze. Preferiscono esaminare gli adattamenti che si potrebbero apportare alla legislazione relativa agli apolidi in generale, al fine di soddisfare i bisogni particolari dei nomadi apolidi, senza tuttavia escludere altre categorie di apolidi dal beneficio di questi adattamenti.
D'altra parte nulla impedisce agli Stati di concludere accordi speciali per ciò che concerne gruppi particolari di nomadi, quali p. es. i Lapponi in Scandinavia.
 
13. Sulla base di queste considerazioni, il Comitato approva i seguenti principi:
a) in materia di autorizzazione a risiedere sul territorio d'uno Stato, non deve essere praticata alcuna discriminazione fondata sul solo modo di vita nomade d'una persona;
b) necessità di dotare tutti gli apolidi di documenti d'identità in regola;
c) determinazione dei legami o dei collegamenti con lo Stato competente a rilasciare i documenti d'identità. Qualora questo Stato non sia quello di cui l'interessato é appartenente, dovrebbe essere:
-lo Stato in cui possiede de facto un domicilio fisso;
-in assenza di tale domicilio, lo Stato in cui egli (o la sua famiglia) é originario;
-se nessun legame di tal genere può essere stabilito, deve essere determinante la volontà dell'interessato, ma unicamente nella misura in cui appare che il nomade ha alcuni collegamenti con lo Stato in questione;
d) i documenti d'identità così rilasciati devono essere riconosciuti dagli altri Stati;
e) dovrebbe essere messa in atto una procedura giuridica uniforme ed essere sincronizzata la sua entrata in vigore;
f) conviene tener conto dei diritti di cui gli apolidi, così collegati a uno Stato, godono in virtù della Convenzione europea di tutela dei Diritto dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, come pure in virtù di altri  strumenti giuridici internazionali;
g) deve essere compilata una lista, il più completa possibile, delle disposizioni di altri strumenti aventi relazione con la situazione dei nomadi.
 
In conclusione, il Comitato decide di proporre al C.E.J.:
 
a) di creare, sotto riserva dell'approvazione del Comitato dei Ministri un Comitato ristretto di esperti, incaricato di preparare uno strumento appropriato per gli aspetti giuridici dei problemi sollevati dalla presenza lecita o illecita sul territorio degli Stati membri del Consiglio d'Europa di apolidi o di persone di nazionalità indeterminata, prendendo soprattutto in considerazione la questione dei documenti d'identità e della estensione del diritto di queste persone a spostarsi.
Questo Comitato baserà i suoi lavori sulle informazioni di cui dispone l'attuale Comitato ristretto come pure su dati statistici complementari, soprattutto per ciò che concerne la mobilità e il modo di vita delle persone considerate, che saranno forniti dagli Stati membri.
Per questioni accessorie (p. es. relative alla sistemazione e alla armonizzazione dei documenti d'identità e delle mutue), ci si potrà riferire ad altri strumenti ed attività del Consiglio d'Europa, che abbiano connessione col problema;
 
b) di invitare il Comitato dei Ministri a sollecitare gli Stati membri che non lo avessero ancora fatto, a ratificare la Conversione del 28 settembre 1954 relativa allo statuto degli apolidi, come pure la Convenzione del 30 agosto 1967 sulla riduzione dello stato di apolide e la Convenzione del 13 settembre 1973 sulla riduzione dei casi di stato di apolide.
 

 

CONFERENZA DEI POTERI LOCALI E REGIONALI D'EUROPA SUL RUOLO E LA RESPONSABILITÀ DELLE COLLETTIVITÀ LOCALI E REGIONALI DI FRONTE AI PROBLEMI CULTURALI E SOCIALI DELLE POPOLAZIONI DI ORIGINE NOMADE RISOLUZIONE 125 (1981)


 
La Conferenza:    
 
Considerando il rapporto presentato da Lieuwen sul ruolo e la responsabilità delle collettività locali e regionali di fronte ai problemi culturali e sociali delle popolazioni di origine nomade:  
 
Avendo preso conoscenza dei risultati dell'audizione organizzata su questo argomento dalla sua commissione culturale il 21 novembre 1979 e delle risposte ai questionari inviati da questa commissione come di altri documenti inviati al relatore dalle collettività locali e regionali e da diverse associazioni;  
 
Ricordando la Raccomandazione 563 (1969) dell'Assemblea parlamentare relativa alla situazione delle popolazioni Rom e Sinte e di altri nomadi in Europa e le numerose domande relative a questo argomento che i membri dell'Assemblea parlamentare hanno posto da allora al Comitato dei Ministri;  
 
Ricordando la Risoluzione (75)13 recante raccomandazioni sulla situazione sociale delle popolazioni nomadi in Europa, adottata dal Comitato dei Ministri il 22 maggio 1975;  
 
Raccomandandosi che nella maggior parte dei paesi membri i poteri locali e regionali competenti non abbiano potuto fornire informazioni relative a questi documenti di grande importanza;
 
 
 
Preoccupata dal fatto che, malgrado gli sforzi intrapresi in alcuni paesi, da alcune collettività locali e regionali, la situazione generale delle popolazioni nomadi e soprattutto delle popolazioni Rom e Sinte non è migliorata sensibilmente dopo l'adozione della raccomandazione dell'Assemblea;  
 
Considerando le molteplici difficoltà, come le situazioni umilianti verificatesi non solo per le popolazioni nomadi stesse, ma anche per i poteri locali e regionali interessati;  
 
Notando che alcuni di questi problemi sono dovuti al fatto che è sempre più difficile conservare un modo di vita nomade nella società europea contemporanea, essendo la maggior parte dei diritti e dei doveri dei cittadini legati a un domicilio fisso, mentre l'uso intensivo dei suoli, soprattutto in zona urbana, ma anche in zona rurale, non lascia quasi sussistere spazi aperti dove si installavano nel passato i nomadi, e che l'industrializzazione priva questi ultimi della possibilità di esercitare i loro mestieri tradizionali e, conseguentemente, del loro modo di sussistenza;  
 
Notando che d'altra parte, le popolazioni di origine nomade più o meno costrette alla sedentarizzazione hanno la tendenza a creare problemi dovuti alla perdita della loro identità sociale e culturale, spesso legata al modo di vita nomade, e sono incapaci di adottare dall'oggi al domani gli schemi sociali e culturali degli abitanti sedentari.  
 
Convinta che sensibili progressi non potranno essere ottenuti che quando il pubblico sia condotto a riconoscere ai gruppi minoritari, molto spesso di origine etnica differente e di differenti modi di vita, il diritto di vivere fra noi in piena uguaglianza, con diritti e dovere identico a quelli degli altri cittadini, ciò che implica in particolare la loro piena riabilitazione là dove erano perseguitati nel passato;  
 
Constatando che gli sforzi di ordine materiale non saranno sufficienti a migliorare la situazione finché permangono i pregiudizi e considerando che la responsabilità di vincere questi pregiudizi incombe più particolarmente ai poteri locali e regionali che non ai nomadi stessi, che dovrebbero sforzarsi di informare gli altri sulla loro identità culturale e sociale e sui problemi nei quali si imbattono;  
 
Consapevole della responsabilità particolare dei poteri locali e regionali verso i nomadi, dal momento che è in loro potere adottare le disposizioni necessarie e che sono essi, con le popolazioni e con gli stessi nomadi, i primi a soffrire dell'inadeguatezza delle politiche attuali;    
 
Raccomanda al Comitato dei Ministri:
 
  I. di ricordare ai governi degli Stati membri che essi devono segnalare le misure prese conformemente alla sezione 1 della Risoluzione ( 75)13;
 
II. di inviare le informazioni così fornite dai governi membri all'Assemblea parlamentare e alla conferenza;
 
III. di elaborare uno strumento giuridico che garantisca ai nomadi che vivono in uno dei paesi membri la possibilità di ottenere delle carte di identità che permettano loro di stabilirsi almeno nell'assieme dei paesi membri;
 
IV. di studiare la possibilità di creare, nel quadro del Consiglio d'Europa, un fondo di solidarietà al fine di coprire le spese legate ai criteri generali di assistenza ai nomadi, comprese le misure da prendere per la promozione della loro identità culturale. I contributi degli Stati membri per questo fondo dovranno essere proporzionali alla loro popolazione e al reddito per abitante, indipendentemente dal numero dei nomadi, dovendo essere questo un problema considerato come un'eredità europea comune. Il fondo dovrà coprire in particolare le spese assunte dai comuni e dalle regioni;
 
V. di considerare la possibilità di aggiungere un articolo alla Convenzione di salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, in modo da garantire al massimo i diritti delle minoranze, conformemente ai voti espressi dalla conferenza al paragrafo 14 della Risoluzione 97 (1978);
 
VI. di studiare la possibilità di creare nel quadro del Consiglio d'Europa un centro d'informazione sui nomadi, come contributo europeo alla lotta contro i pregiudizi e la discriminazione e di risarcimento per le ingiustizie subite nel passato; questo obiettivo dovrà evidentemente essere perseguito in collaborazione stretta con i nomadi; il centro dovrà fornire informazioni, non solo ai nomadi stessi, ma anche ai municipi e alle regioni interessate;
 
VII. di studiare la possibilità di incaricare, nel quadro del Consiglio d'Europa, un mediatore per i problemi dei nomadi, nominato dal Comitato dei Ministri, dopo la designazione della CPLER. Questo mediatore sarà una personalità indipendente, incaricata, in particolare, di fare il punto sui progressi compiuti nell'attuazione della Risoluzione (75)13 e di mantenere contatti permanenti con i rappresentanti dei nomadi e con gli organismi che si occupano, nei diversi paesi, delle questioni riguardanti i nomadi, e in particolare le collettività locali e regionali;    

Invita i governi degli Stati membri:

 

I. a firmare e a ratificare, se non lo hanno ancora fatto:

- la Convenzione relativa allo statuto delle persone senza patria (28 settembre 1954);

- la Convenzione sull'abolizione della definizione di senza patria (30 agosto 1961);

- la Convenzione sulla riduzione dei casi di senza patria (8 settembre 1972);

- il Protocollo relativo allo statuto di rifugiati (31 gennaio 1967);

 

II. a riconoscere come minoranza etnica i Sinti e i Rom e altri gruppi nomadi e, pertanto, ad accordare loro lo stesso statuto e gli stessi vantaggi delle altre minoranze, in particolare in ciò che concerne rispetto e la salvaguardia della loro cultura e della loro lingua;

 

III. a prevedere a livello nazionale un sistema di perequazione che permetta il rimborso delle spese affrontate dai poteri locali e regionali a favore delle popolazioni nomadi, in modo da incoraggiare queste collettività a prendere le necessarie misure e a fornire in particolare dei campi sosta doverosamente attrezzati senza essere costretti a far sopportare la totalità del peso finanziario alle loro popolazioni;

 

IV.  a informare il Consiglio d'Europa delle misure prese in conformità alla sezione 11 della Risoluzione (75)13,  
 
Invita la Commissione della Comunità Europea
 
ad informare, al momento opportuno, le collettività locali e regionali sulle conclusioni degli studi intrapresi circa "le famiglie nomadi e la povertà" nell'ambito del suo programma destinato a combattere la povertà.  
 
Invita i poteri locali e regionali:
 
I. a prendere tutte le misure necessarie alla sosta e all'alloggio dei nomadi, conformemente alle indicazioni date nell'allegato della Risoluzione (75)13, sezione B e nell'allegato 11 del rapporto presentato nel 1969 all'Assemblea parlamentare (Doc. 2629);
 
II. a creare, quando ciò è possibile, a questo fine, dei consorzi intercomunali, in modo da fornire l'attrezzatura necessaria con la massima efficienza;
 
III. a suscitare la partecipazione e il sostegno dei nomadi stessi per l'assieme di queste misure, e a lasciar prendere loro una parte attiva nell'amministrazione delle attrezzature esistenti;
 
IV. ad aiutare a combattere i pregiudizi dando agli altri cittadini tutte le informazioni sulle origini, i modi e le condizioni di vita e le aspirazioni dei nomadi o, meglio ancora, a sostenere pienamente i nomadi stessi ogni volta che essi propongono di organizzare una tale campagna d. informazioni;  
 
Invita le popolazioni nomadi stesse:
 
I. a sforzarsi di dare agli altri abitanti informazioni obiettive sulla loro identità culturale e sociale essendo queste iniziative la migliore garanzia contro la discriminazione e i pregiudizi;
 
II. a cooperare nella ricerca di mezzi di adattamento alle inevitabili trasformazioni della società contemporanea senza rinunciare alla loro identità e ai loro valori tradizionali;
 
III. ad accettare un minimo di costrizioni amministrative necessarie per permettere loro di conservare il loro modo di vita nomade nella società moderna;  
 
Domanda al Consiglio della Cooperazione Culture (CDCC):
 
I. di prevedere nel suo programma di lavoro uno studio approfondito dei problemi dell'educazione e della formazione dei nomadi finalizzato all'elaborazione di strategie di attuazione dei punti A. 3 e C. dell'allegato alla Risoluzione (75)13;
 
II. di preparare, come parte del suo lavoro in materia di educazione interculturale, dei testi informativi per insegnanti sulla storia, la cultura la vita di famiglia delle popolazioni di origine nomade negli Stati membri, secondo il modello dei suoi testi d'informazione per insegnanti dei figli di emigranti;
 
III.  di studiare la possibilità di elaborare, possibilmente in collaborazione con l'UNESCO, un programma di formazione specifico destinato agli insegnanti per permettere loro di insegnare la lingua sinta e romanés;  
 
     Invita il Comitato dirigente per la sicurezza sociale (CDSS)
 
ad assicurare 1'attuazione delle misure proposte al punto E. dell'allegato alla Risoluzione (75)13 e, se necessario, ad elaborare un protocollo per la Convenzione europea della sicurezza sociale.  
 

 
Domanda al Segretario Generale del Consiglio d'Europa:
 
 
 
I. di fare in modo che la Raccomandazione 563 (1969) dell'Assemblea parlamentare, la Risoluzione (75)13 del Comitato dei Ministri e la presente risoluzione, siano diffuse il più largamente possibile fra i poteri locali e regionali;
 
 
 
II. di pubblicare un opuscolo informativo che spieghi in termini semplici ai municipi e alle regioni le modalità per ottenere un prestito dal Fondo di ristabilimento del Consiglio d'Europa;
 
 
 
III. di dare le disposizioni necessarie per l'elaborazione di una carta europea dei campi sosta e di transito per i nomadi, indicando le attrezzature disponibili localmente e destinate, non solo ai nomadi, ma anche ai municipi e alle regioni;  
 
Incarica la sua Commissione Culturale di continuare lo studio dei problemi particolari delle popolazioni nomadi e di presentare, se necessario, altre proposte. A questo fine la commissione dovrà mantenere i contatti con le persone direttamente interessate.
 
Aspettando l'applicazione del paragrafo 13. II., si congratula per la decisione presa dalla commissione culturale di nominare un relatore generale per il problema dei nomadi, e domanda al Comitato dei Ministri come al Segretario Generale di dare il loro aiuto a quest'ultimo, in particolare in materia d'informazione e di segretariato.
 


 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PARLAMENTO EUROPEO 198/1982

 
14 maggio 1981, documento 129/81 presentata dagli onorevoli Van Minnen, Gehard Schmid, Von Der Vring, Walter e Wieczorekeul conformemente all'articolo 47 del Regolamento sulla discriminazione dei Rom e dei Sinti
 
Il Parlamento europeo,
visto il suo continuo ed energico intervento per la tutela dei diritti dell'uomo,
 
vista la particolare necessità di riconoscere i diritti delle minoranze etniche,
 
preoccupato degli svantaggi giuridici, sociali e culturali delle popolazioni rom e sinte negli Stati della Comunità.
 
1. condanna i casi continuamente constatati di trattamento discriminatorio dei Rom e dei Sinti e i permanenti svantaggi di questa minoranza etnica nella loro forma di vita;
 
2. invita i governi degli Stati membri ad esaminare se i loro rispettivi sistemi giuridici contengono disposizioni discriminatorie e in tal caso ad eliminarle, a mettere un termine a qualsiasi manifestazione di discriminazione dei Rom e dei Sinti in tutti gli Stati membri della Comunità europea;
 
3. chiede ai governi degli Stati membri di provvedere affinché vengano migliorate le condizioni di vita e di lavoro dei Rom e dei Sinti ed in particolare:
 
- venga assegnato alle famiglie e ai gruppi girovaghi un numero sufficiente di luoghi di sosta per roulotte e tende,
 
- venga sviluppato un adeguato programma di costruzione di abitazioni per i gruppi che intendano prendere dimora stabile,
 
- vengano offerte speciali condizioni di istruzione, di formazione e di riconversione onde permettere l'inserimento professionale dei Rom e dei Sinti;
 
- venga reso possibile l'esercizio del commercio ambulante in ogni paese, onde evitare la dipendenza dall'assistenza sociale, vengano elaborate proposte per una sufficiente assicurazione sociale,
 
- venga salvaguardata l'indipendenza culturale dei Rom e dei Sinti e non vengano posti ostacoli alle loro attività culturali,
 
- venga organizzato un sistema di consulenza e assistenza statale;
 
4. esorta i governi degli Stati membri a dare il loro contributo affinché l'opinione pubblica divenga più libera da pregiudizi e più obiettiva e affinché venga effettuata un'adeguata opera di informazione;
 
5. invita la Commissione ad elaborare, unitamente a rappresentanti dei vari gruppi di rom e sinti europei, una relazione sulla situazione dei Rom e dei Sinti e a sottoporla al Parlamento europeo entro un anno;
 
6. invita la Commissione a sviluppare insieme a rappresentanti dei Rom e dei Sinti e sulla base della relazione, e ad appoggiarli finanziariamente (Fondo sociale), dei programmi che rendano possibile un'integrazione, senza peraltro distruggere i peculiari valori di vita, di lavoro e di cultura dei Rom e dei Sinti;
 
7. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai governi degli Stati membri.
 

RISOLUZIONE SULL'EDUCAZIONE DEI FANCIULLI
I CUI GENITORI NON HANNO DOMICILIO FISSO

(doc. 1-1522/83)

Il Parlamento europeo,

A. Vista la proposta di risoluzione della Signora Hoff e altri firmatari sul problema dell'educazione dei figli della gente del circo e dei girovaghi (doc.1841/82),

B. Considerando il diritto inalienabile di ogni bambino a ricevere un'educazione che gli permetta di esplicare il suo ruolo nella vita sociale, economica e culturale,

C. Viste le disponibilità di legge in materia di obbligo scolastico nei paesi della Comunità

D. Preoccupato dal fatto che alcuni di questi fanciulli sono talora obbligati a lavorare prima di aver raggiunto l'età minima autorizzata,

E. Considerando il numero molto grande di fanciulli nella Comunità che appartengono a famiglie che non hanno un domicilio fisso,

F. Preoccupato della mancanza di strutture di educazione appropriate per la maggioranza di questi fanciulli così come della mancanza di informazione riguardante il loro numero e le possibilità di educazione che esistono per loro,

G. Visti i lavori che il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro e le Nazioni Unite hanno già realizzato in materia sociale per i fanciulli,

H.
a) visto che i figli dei girovaghi non ricevono praticamente nessun insegnamento durante l'intero periodo estivo a causa dei numerosi spostamenti dei loro genitori,
b) visto che la gente del circo tende frequentemente a privilegiare la formazione artistica, in modo che la formazione "normale" si trova ad essere trascurata, "...OMISSISS"
d) visto che l'educazione dei figli dei nomadi é molto problematica e che i ritardi in materia d'insegnamento sono conseguentemente molto gravi,

I. Viste le diverse esperienze realizzate negli Stati membri, in particolare le scuole itineranti nei Paesi Bassi, la scelta dei Giardini d'infanzia supplementari in Fiandra, l'insegnamento per corrispondenza a gruppi di bambini della scuola materna, che non possono dare un'immagine pienamente riuscita in assenza di una visione globale delle diverse esperienze realizzate negli Stati membri.

J. Considerato che l'elaborazione di una politica dell'educazione destinata ai fanciulli i cui genitori non hanno domicilio fisso deve considerare da una parte le differenze tra le tre sottostrutture e dall'altra parte le differenze tra fanciulli.

K. Constatato che la politica da attuare deve ispirarsi ai quattro criteri seguenti:
a) la continuità del processo di apprendimento deve essere incoraggiata;
b) i fanciulli devono essere integrati nell'insegnamento tradizionale dovunque esista questa possibilità;
c) i ritardi e le difficoltà scolastiche devono essere riassorbiti appena possibile;
d) nella misura del possibile, l'insegnamento sarà individualizzato al fine di rilevare nel modo migliore quali siano le differenze di attitudine, di ritmo, di interesse e di ambiente, e di porvi rimedio.

L. Sottolineando il buon uso che può essere fatto dei mezzi tecnologici in materia di insegnamento audiovisivo e il fatto che bisogna ricorrervi il più frequentemente possibile per dare una formazione ai fanciulli i cui genitori non hanno un domicilio fisso.

M. Considerando che per ciò che concerne i figli dei girovaghi e della gente del circo, i metodi di lavoro seguito dovranno seguire la linea di condotta seguente:
a) costituzione di una rete di scuole itineranti che collaboreranno strettamente con le scuole tradizionali durante i mesi invernali;
b) sviluppo del prendersi cura da parte delle famiglie d'adozione e/o da parte degli insegnanti durante la stagione dei viaggi o durante l'intero anno;
"...OMISSISS"

O.
a) Considerando che le misure relative all'insegnamento per i figli dei nomadi sono fallite perché sono state dimenticate le realtà culturali inerenti ai nomadi e che conviene perciò procedere ad uno studio globale dei problemi che li riguardano;
b) considerando che si impone uno studio approfondito dei problemi legati all'insegnamento dei nomadi, il leitmotiv dovendo essere l'insegnamento progressivo nel mondo della scuola, evitando la segregazione che non fa che mantenere la bipolarizzazione tra la società nomade e la società sedentaria;
c) considerando, inoltre, che bisogna dedicarsi all'alfabetizzazione degli adulti nomadi.

P. Visto il rapporto della commissione della gioventù, della cultura, dell'educazione, dell'informazione e dello sport (doc. 1522/83),
invita la Commissione a fornire dati numerici precisi, per categorie, e a citare i provvedimenti che sono già stati presi in loro favore;
insiste perché la Commissione cooperi con gli Stati membri ed elabori d'accordo con le organizzazioni che rappresentano i genitori di questi fanciulli delle misure che garantiscano loro un insegnamento adatto, indipendentemente dal Paese della Comunità nel quale si trovano, permettendo loro di soddisfare l'obbligo scolastico,
invita la Commissione a studiare la possibilità di ricorrere all'insegnamento audiovisivo e di considerare la possibilità di costituire una videoteca che sarà associata all'infrastruttura culturale dei centri urbani;
insiste perché la Commissione, attraverso il Fondo sociale e altri strumenti di politica comunitaria, destini dei crediti nella misura necessaria, in particolare a progetti pilota che permettano di determinare quali siano i modelli multiculturali e plurilinguistici più adatti per l'insegnamento e l'educazione,
invita la Commissione a collaborare con il Consiglio d'Europa alla elaborazione di uno studio relativo all'insegnamento destinato ai figli i cui genitori non hanno domicilio fisso e a farne rapporto al Parlamento entro un anno,
incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, agli Stati membri e al Consiglio d'Europa.
 

Raccomandazione N.R. (83) I relativa ai nomadi apolidi o di nazionalitą indeterminata

adottata dal
Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
il 22 febbraio 1983, nela 356a riunione dei Delegati dei Ministri


Il comitato dei Ministri, in virtù dell'articolo 15. b dello Statuto del Consiglio d'Europa,
Considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è di realizzare un'unione più stretta fra i suoi membri al fine di salvaguardare e di promuovere gli ideali e i principi che sono loro patrimonio comune;
Richiamando la sua Risoluzione (75)13 recante raccomandazioni sulla situazione sociale delle popolazioni nomadi in Europa e tenendo conto delle misure prese dai governi degli Stati membri per mettere in pratica questa raccomandazione;
Notando che molti nomadi incontrano delle difficoltà per ciò che concerne il loro stato giuridico, particolarmente in materia di spostamento e di soggiorno, perché non hanno legami sufficienti con uno Stato determinato sul piano della nazionalità o della residenza;
Considerando che è augurabile di contribuire a portare a questi problemi, soprattutto per ragioni umanitarie una soluzione concordata a livello europeo compatibile con la legislazione di ciascun Stato membro rispettando il modo di vita dei nomadi;
Guardando allo spirito delle disposizioni degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo come a quelle dell'articolo 2 del Protocollo n. 4 annesso alla convenzione;
Avuto riguardo al desiderio espresso dalla Conferenza dei ministri europei della Giustizia riuniti ad Atene nel maggio 1982 di studiare in maniera più approfondita i problemi sollevati dai nomadi nel quadro delle strutture esistenti del Consiglio d'Europa;
Raccomanda ai governi degli Stati membri di fare il necessario per assicurare l'attuazione dei principi enunciati qui di seguito.

PRINCIPI
La presente raccomandazione si applica alle persone tradizionalmente abituate ad un modo di vita itinerante (nomadi).

1. Non discriminazione:
nel loro diritto e nella loro pratica applicabili alla circolazione e alla residenza delle persone gli Stati si asterranno da ogni misura portante a una discriminazione verso i nomadi fondata sul modo di vivere di essi.

2. Collegamento ad uno Stato:
nei limiti della sua legislazione concernente l'entrata e il soggiorno degli stranieri sul suo territorio ogni Stato prenderà, secondo necessità, le disposizioni necessarie per facilitare ai nomadi senza patria o di nazionalità indeterminata il loro collegamento con lo Stato spettante; per determinare se un tale collegamento può intervenire, possono essere presi in considerazione uno o più dei criteri seguenti:
a) lo Stato spettante è lo Stato di nascita o di origine del nomade o lo Stato d'origine della sua famiglia;
b) la residenza abituale o di frequenti periodi di residenza del nomade nello Stato spettante a condizione che la residenza di cui si tratta non sia irregolare;
c) la presenza nello Stato spettante di membri della famiglia prossima del nomade residente regolarmente o avente nazionalità di questo Stato.

3. Residenza e circolazione dei nomadi:
quando il riferimento del nomade ad uno Stato dato sarà stabilito conformemente al principio n. 2 sopra citato, questo Stato adotterà ogni misura appropriata al fine di permettergli di risiedere sul suo territorio, di viaggiare all'estero e di ritornare sul suo territorio.

4. Riunioni delle famiglie:
in applicazione del principio n. 3, lo Stato si sforzerà di facilitare l'ammissione sul suo territorio della famiglia prossima del nomade.

5. Misure di ordine generale:
ogni Stato membro prenderà, nel quadro del suo diritto interno, misure adatte a ridurre il numero dei casi di senza patria dei nomadi; a questo scopo cercherà in particolare di ratificare, se non l'ha già fatto, la convenzione sulla riduzione dei casi di senza patria, firmata a New York il 30 agosto 1961; ugualmente cercherà di ratificare, se non l'ha già fatto, la Convenzione relativa allo statuto dei senza patria, firmata a New York il 28 settembre 1954 e di applicarla tenendo conto della situazione particolare dei nomadi.

6 Protezione più estesa:
l'applicazione dei principi enunciati nella presente raccomandazione non dovrà comportare un trattamento meno favorevole per i nomadi di quello accordato nei termini del diritto o della pratica di ogni Stato membro.
 

Raccomandazione N.R. (84) 18 agli stati membri sulla formazione degli insegnanti ad una educazione per la comprensione interculturale in particolare in un contesto di emigrazione
adottata dal
Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
il 25 settembre 1984, nella 375a riunione dei Delegati dei Ministri

 
Il Comitato dei Ministri in virtù dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'Europa
avuto riguardo della Convenzione Culturale Europea;
ricordando:
- la sua Risoluzione (70)35 sulla "Scolarizzazione dei figli dei lavoratori emigranti",
- la sua Dichiarazione su "l'intolleranza - una minaccia per la democrazia" (14 maggio 1981);
tenendo conto della Risoluzione n. 1 (1983) della Conferenza permanente dei Ministri Europei dell'Educazione su "l'educazione degli emigranti";
avendo preso nota della raccomandazione 786 (1976) dell'Assemblea consultiva del Consiglio d'Europa relativa all'educazione e allo sviluppo culturale degli emigranti;
considerando che le società aventi delle caratteristiche pluriculturali create in Europa dai movimenti migratori degli ultimi decenni costituiscono un fenomeno irreversibile e globalmente positivo nella misura in cui queste società possono contribuire alla creazione di legami più stretti tra le popolazioni europee come tra l'Europa e le altre parti del mondo;
considerando che lo sviluppo degli scambi di ogni tipo passa attraverso una migliore conoscenza della cultura e del modo di vita dei popoli come, qualora si dia il caso, del loro patrimonio culturale comune;
considerando che la presenza nelle scuole in Europa di milioni di bambini appartenenti a comunità culturali straniere costituisce una ricchezza e una risorsa importante a medio e a lungo termine, a condizione che siano promosse delle politiche educative che incoraggino l'apertura di spirito e la comprensione delle differenze culturali;
convinto del ruolo essenziale che gli insegnanti hanno da svolgere aiutando questi alunni ed insegnanti ad integrarsi nella scuola e nella società, in modo da favorire la mutua comprensione;
giudicando necessario preparare gli insegnanti a questa importante missione;
stimando che, per svolgere questo compito, gli insegnanti dovranno ricevere una formazione che li prepari ad adottare un approccio interculturale, formazione fondata su una presa di coscienza dell'apporto che costituisce la comprensione tra culture e del valore e dell'originalità di ciascuna di esse;
considerando che tutti gli insegnanti, nel paese ricevente come nel paese d'origine, dovranno adottare un approccio interculturale, perché tutti gli alunni sono interessati;
considerando inoltre che gli insegnanti usciti dalle popolazioni immigrate sono particolarmente indicati a stabilire con i loro allievi un percorso pedagogico che tenga conto dell'interazione degli elementi della loro cultura di origine e di quella del loro ambiente di accoglienza.

I. Raccomanda

a) ai Governi degli Stati membri,
nel quadro del loro sistema giuridico ed educativo e delle loro politiche in materia, come nel limite delle risorse disponibili:
di includere nella formazione iniziale e in quella in corso degli insegnamenti, la dimensione interculturale e quella della comprensione tra comunità, e in particolare:
di formare gli insegnanti in modo che possano:
prendere coscienza delle diverse forme di espressione culturale esistente nelle loro culture nazionali e in quelle delle comunità di emigranti; riconoscere che gli atteggiamenti etnocentrici e gli stereotipi possono causare dei torti agli individui e dunque cercare di contrastare la loro influenza;
comprendere che devono, anch'essi, diventare degli artefici di un movimento di scambio culturale, di elaborare e di applicare delle strategie che permettano di familiarizzarsi con altre culture, di comprenderle, di considerarle e di farle considerare dagli alunni;
informarsi degli scambi sociali esistenti tra il paese d'origine e il paese d'accoglienza, non solo nei loro aspetti culturali ma anche nella loro prospettiva storica;
prendere coscienza delle cause e degli effetti economici, sociali, politici e storici dell'emigrazione;
prendere coscienza così che la partecipazione attiva del bambino emigrante a due culture e il suo accesso alla comprensione interculturale dipendono largamente dalle condizioni di soggiorno, di lavoro e di studio nel paese d'accoglienza;
di mettere a disposizione degli allievi-insegnanti e degli insegnanti tutte le informazioni utili sulle culture del paese d'origine se si tratta del paese d'accoglienza e sulle culture dei paesi d'accoglienza se si tratta del paese d'origine;
di rendere i maestri e gli alunni più recettivi verso culture differenti introducendo, fra gli altri mezzi, nella formazione degli insegnanti, l'utilizzazione in classe di documenti autentici (ogni documento che faccia parte della vita quotidiana), ciò che permetterà loro di scorgere la loro cultura sotto un'angolatura diversa;
di aiutare gli allievi-insegnanti e gli insegnanti a comprendere e ad apprezzare altri approcci educativi oltre a quelli del loro paese;
di far prendere coscienza agli allievi-insegnanti e agli insegnanti dell'importanza dei contatti diretti tra le scuole e i genitori particolarmente i genitori emigranti, e di prepararli a stabilire e a mantenere contatti;
di incoraggiare la preparazione e l'uso di materiale adatto a sostenere l'approccio interculturale nella formazione degli insegnanti e nelle scuole al fine di dare un immagine più reale delle differenti culture di cui sono portatori gli alunni emigranti;
di favorire la creazione, là dove le circostanze lo permettono, " di mediateche interculturali" dove potersi procurare dei documenti, delle informazioni e diversi sussidi pedagogici relativi alle differenti culture interessate, o di incoraggiare le mediateche esistenti a svolgere questo ruolo;
di promuovere, se necessario, l'organizzazione a livelli nazionali e internazionali di seminari e di stage sull'approccio interculturale in educazione destinati ad insegnanti, a formatori di insegnanti, di amministratori e di persone impegnate nella formazione degli insegnanti, compresi gli operatori sociali e quelli del mercato del lavoro che hanno delle relazioni professionali strette con le famiglie degli emigranti;
di incoraggiare, nell'ambito della formazione in itinere, l'organizzazione di stage comuni per insegnanti dei paesi d'accoglienza e per insegnanti dei paesi d'origine e la formazione di insegnanti usciti dall'ambiente dell'emigrazione;
d'incoraggiare, là dove è possibile, gli scambi di allievi- insegnanti e di formatori d'insegnanti, al fine di sviluppare la conoscenza e la comprensione delle differenti culture e dei diversi sistemi d'insegnamento;
di promuovere la diffusione di documenti relativi all'educazione e alla formazione interculturale elaborati sotto gli auspici del Consiglio d'Europa;

b) ai Governi dei paesi d'origine:
di dare agli insegnanti, prima che vadano ad insegnare all'estero, una conoscenza sufficiente della lingua, della cultura e del modo di vita della società d'accoglienza;
di preparare questi insegnanti a prendere in considerazione il fatto che insegnare in un paese d'accoglienza la loro lingua materna ai figli di emigranti necessita di un metodo adatto e ad agire di conseguenza;
di preparare questi insegnanti a svolgere un ruolo d'intermediari tra la scuola e i genitori nel paese d'accoglienza;
di essere attenti, nella formazione degli insegnanti, ai problemi dell'educazione, compresi quelli linguistici, che possono incontrare gli allievi emigranti che rientrano nel loro paese nel corso della loro scolarità;

c) ai Governi dei paesi d'accoglienza:
di includere nella formazione degli insegnanti una preparazione che li metta in grado d'insegnare più efficacemente la lingua del paese d'accoglienza ai fanciulli di origine linguistica differente e di meglio comprendere il comportamento di alunni provenienti da paesi in cui la cultura e il modo di vita sono differenti da quelli dell'ambiente d'accoglienza;
di sforzarsi di promuovere, se è necessario, nei riguardi degli allievi-insegnanti e degli insegnanti la possibilità di apprendere i rudimenti di una delle lingue dei paesi di origine e di riflettere su questo apprendimento in modo che si aprano a una cultura diversa e che comprendano le difficoltà che incontrano i bambini emigranti;
di concedere, se è il caso, nel quadro della legislazione nazionale una
attenzione allo statuto degli insegnanti dei paesi d'origine come al loro ruolo
nella comunità educativa;
di offrire agli insegnanti dei paesi d'origine delle possibilità di formazione in vista di consolidare la loro conoscenza e la loro comprensione della lingua, della cultura, del modo di vita e del sistema educativo del paese d'accoglienza;
di incoraggiare parallelamente il reclutamento di insegnanti usciti dall'emigrazione per sviluppare nei programmi scolastici una pedagogia che integri gli elementi culturali e linguistici del paese d'origine in rapporto con la storia dell'integrazione e della cultura della società d'accoglienza;
Incarica il Segretario Generale di portare la presente raccomandazione a conoscenza dei Governi degli Stati partecipanti alla Convenzione culturale europea che non sono membri del Consiglio d'Europa.
 


 

Risoluzione sulla situazione dei Rom e dei Sinti nella comunitą

Adottata dal
Parlamento europeo
Giovedì 24 maggio 1984
 
Il Parlamento europeo,
- vista la proposta di risoluzione dell'onorevole Boot e altri, a nome del gruppo del PPE (doc. 1-902/80) e la proposta di risoluzione dell' onorevole Van Minnen e altri (doc. 1-129/81);
- visto il preambolo e gli articoli 2,7,48-66 e 117-128 del trattato CEE;
- visti la relazione della Commissione Giuridica e i pareri della Commissione per gli Affari Sociali e l'Occupazione, e della Commissione per la Gioventù, la Cultura, l'Istruzione, l'Informazione e lo Sport (doc. 1 - 1544/83),
constata che i Sinti e i Rom sono ancora vittime di discriminazioni, di diritto e di fatto, a causa del loro modo di vita che esula dalle classificazioni tradizionali;
fa notare che I Sinti e i Rom non costituiscono una popolazione del tutto omogenea per la loro appartenenza a varie classi sociali;
fa notare che gli articoli 2,7,48-66 e 117-128 del trattato CEE possono fornire le basi giuridiche per azioni comunitarie, pur rilevando che i Rom e i Sinti possono essere cittadini comunitari, non comunitari o apolidi;
invita i governi degli Stati membri a eliminare le disposizioni discriminatorie che eventualmente esistessero nei loro ordinamenti nazionali;
raccomanda ai governi degli Stati membri di coordinare il loro atteggiamento per quanto riguarda l'accoglienza dei Rom e dei Sinti e a elaborare disposizioni il più possibile uniformi;
auspica che gli Stati membri facilitino l'inserimento dei nomadi apolidi alla popolazione di uno Stato, conformemente alla raccomandazione n.R (83) n. 1 del 22 febbraio 1983 del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa;
chiede alla Commissione delle Comunità Europee di elaborare soluzioni comunitarie che prevedano in particolare la creazione, come ultima possibilità, di un'eventuale autorizzazione di nomadismo, quando mancano i requisiti per la concessione della cittadinanza da parte di uno Stato membro;
chiede alla Commissione di elaborare, dopo aver consultato rappresentanti dei Sinti e dei Rom, dei programmi, sovvenzionati con fondi comunitari, per migliorare la situazione dei Sinti e dei Rom senza tuttavia recar pregiudizi ai loro valori specifici, in particolare prevedendo un adeguato intervento del Fondo Sociale Europeo per la sistemazione di terreni da destinare alle popolazioni non sedentarie;
incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai Governi degli Stati membri.
 

Raccomandazione N.R. (85)7 agli stati membri sull'insegnamento e l'apprendimento dei diritti dell'uomo nella scuola

adottata dal
Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
il 14 maggio 1985, nella 385a riunione dei Delegati dei Ministri
 
Il Comitato dei Ministri, in virtù dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'Europa,
considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è di realizzare un'unione più stretta tra i suoi membri al fine di salvaguardare e di promuovere gli ideali che sono loro patrimonio comune;
riaffermando gli impegni relativi ai diritti dell'uomo che figurano nella Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali e la Carta Sociale Europea;
tenendo conto delle posizioni assunte dagli Stati membri nel corso degli ultimi dieci anni, in occasione di conferenze internazionali ed europee, in favore dell'educazione relativa ai diritti dell'uomo;
richiamando
- la sua Risoluzione (78) 41 relativa all'insegnamento dei diritti dell'uomo;
- la sua Dichiarazione su "l'intolleranza: una minaccia per la democrazia" del 14 maggio 1981;
- la sua Raccomandazione n. R (83) 1 sul ruolo della scuola secondaria nella preparazione dei giovani alla vita;
prendendo atto della Raccomandazione 963 (1983) dell'Assemblea Consultiva del Consiglio d'Europa relativa ai mezzi culturali ed educativi per ridurre la violenza;
cosciente della necessità di riaffermare i valori della democrazia di fronte
- all'intolleranza, agli atti di violenza e al terrorismo, al riaffiorare di atteggiamenti razzisti e xenofobi che si esprimono apertamente;
- al disinganno di molti giovani Europei, toccati dalla recessione economica e coscienti della persistenza della povertà e dell'ineguaglianza nel mondo;
stimando in conseguenza che, lungo il loro corso scolastico, tutti i giovani dovrebbero familiarizzarsi con i diritti dell'uomo nell'ambito della loro preparazione alla vita in una democrazia pluralista;
convinto che le scuole sono delle comunità che possono e devono dare l'esempio del rispetto per la dignità di ogni persona umana e per le differenze, ed essere anche un esempio per la tolleranza e per l'eguaglianza delle opportunità.

I. Raccomanda
ai governi degli Stati membri, tenuto conto del loro sistema educativo nazionale e della normativa sulla quale si fonda:
a) di favorire l'insegnamento e l'apprendimento dei diritti dell'uomo nelle scuole conformemente ai suggerimenti contenuti nell'allegato alla presente raccomandazione;
b) di richiamare l'attenzione delle persone e degli organismi che si occupano dell'insegnamento scolastico sul testo della presente raccomandazione.

II. Incarica
il Segretario Generale del Consiglio d'Europa di trasmettere la presente raccomandazione ai governi degli Stati partecipanti alla Convenzione culturale europea che non sono membri del Consiglio d'Europa.

ALLEGATO ALLA RACCOMANDAZIONE NR (85) 7
Suggerimenti per l'insegnamento e l'apprendimento
dei diritti dell'uomo nelle scuole

1. I diritti dell'uomo nei programmi scolastici
1.1. La comprensione e l'esperienza vissuta dei diritti dell'uomo sono, per i giovani, un elemento importante di preparazione alla vita in una società democratica e pluralista. E' una parte dell'educazione sociale e politica, che ingloba la comprensione interculturale e internazionale.
1.2. I concetti legati ai diritti dell'uomo possono essere assimilanti fin dalla più giovane età. Per esempio, i fanciulli della scuola materna e della scuola elementare possono già fare l'esperienza di un regolamento non violento dei conflitti e del rispetto altrui nell'ambito della classe.
1.3. L'iniziazione dei giovani alle nozioni più astratte dei diritti dell'uomo, come quelle che suppongono la comprensione di concetti filosofici, politici e giuridici, potrà farsi a livello secondario, in particolare in materie come la storia, la geografia, gli studi sociali, l'educazione morale e religiosa, le lingue e la letteratura, i problemi di attualità o le scienze economiche.
1.4. Poiché i diritti dell'uomo riguardano inevitabilmente l'aspetto politico, l'insegnante dovrà sempre prendere per punto di riferimento gli accordi o i patti internazionali e bisognerà che controlli se stesso in modo da evitare di imporre le sue convinzioni personali agli alunni e di coinvolgerli in lotte ideologiche.

2. Attitudine
Le attitudini necessarie per comprendere e sostenere i diritti dell'uomo sono in particolare le seguenti:
2.1. attitudini intellettuali, in particolare:
- attitudini legate all'espressione orale e scritta, compresa la capacità di discutere e di ascoltare, e di difendere le proprie opinioni;
- attitudini che stimolino il giudizio come:
a) riunire e catalogare materiale proveniente da differenti fonti, compresi i media, e saperlo analizzare per ricavarne delle conclusioni oggettive ed equilibrate;
b) saper riconoscere i pregiudizi, gli stereotipi, le discriminazioni e un partito preso;
2.2. attitudini sociali, in particolare:
- saper riconoscere e accettare le differenze,
- stabilire con gli altri relazioni costruttive e non oppressive,
- risolvere i conflitti in maniera non violenta,
- assumere delle responsabilità,
- partecipare alle decisioni,
- comprendere l'utilizzazione dei meccanismi di protezione dei diritti dell'uomo a livello locale, regionale, europeo e mondiale.

3. Conoscenze da acquisire nello studio dei diritti dell'Uomo
3.1. Lo studio dei diritti dell'uomo si inizia in differenti modi secondo l'età e le particolarità dell'alunno, e secondo le caratteristiche della scuola e del sistema educativo. Gli elementi che devono figurare in un apprendimento dei diritti dell'Uomo potrebbero includere:
- le principali categorie di diritti, doveri, obblighi e responsabilità dell'uomo;
- le diverse forme d'ingiustizia, d'ineguaglianza e di discriminazione, comprese quella sessuale e razziale;
- le personalità, i movimenti e i grandi avvenimenti che, nella storia, hanno segnato, con successo o no, la lotta costante in favore dei diritti dell'Uomo;
- le principali dichiarazioni e convenzioni internazionali riguardanti i diritti dell'uomo, per esempio la Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo e la Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali.
3.2. L'insegnamento e l'apprendimento dei diritti dell'uomo devono essere rivolti agli aspetti positivi. Numerosi esempi di violazione e di negazione dei diritti dell'uomo rischiano di generare negli alunni un sentimento d'impotenza e di scoraggiamento, per cui conviene mostrare in loro i progressi e i successi.
3.3. Lo studio a scuola dei diritti dell'uomo ha per obiettivo di portare gli allievi a comprendere e ad accettare i concetti di giustizia, di uguaglianza, di libertà, di pace, di dignità, di diritto e di democrazia. Questa comprensione deve essere contemporaneamente intellettuale e affettiva e basata su esperienze vissute. Così è importante che le scuole offrano agli allievi le possibilità di conoscere un'implicazione affettiva nei diritti dell'uomo e di esprimere i loro sentimenti attraverso il teatro, l'arte, la musica, la creatività o con mezzi audiovisivi.

4. Il clima della scuola
4.1. La democrazia si apprende meglio in un contesto democratico dove la partecipazione è incoraggiante, dove ci si può esprimere francamente e si possono discutere le opinioni, dove la libertà di un'espressione è garantita agli alunni e agli insegnanti e dove regna l'equità e la giustizia. Un clima favorevole è dunque indispensabile per un apprendimento efficace dei diritti dell'uomo.
4.2. La scuola dovrebbe promuovere la partecipazione dei genitori e degli altri membri della collettività alle sue attività. Sarebbe sicuramente augurabile che le scuole lavorassero in collegamento con le organizzazioni non governative che possono fornire loro delle informazioni, degli studi di casi e un'esperienza di prima mano sulle campagne riuscite in favore dei diritti e della dignità dell'uomo.
4.3. Scuole e insegnanti dovrebbero sforzarsi di assumere un atteggiamento costruttivo nei riguardi di tutti gli alunni e riconoscere l'importanza di tutte le acquisizioni di questi ultimi sia in materia di conoscenze intellettuali che nel campo dell'arte, della musica, dello sport e delle attività pratiche.

5. Formazione degli insegnanti
5.1. La formazione iniziale degli insegnanti dovrebbe prepararli al compito che saranno chiamati a svolgere nell'insegnamento dei diritti dell'uomo. I futuri insegnanti dovrebbero per esempio:
- essere stimolati ad interessarsi agli affari interni ed internazionali;
- avere l'occasione di studiare o di lavorare all'estero o in un ambiente differente;
- imparare a distinguere e a combattere tutte le forme di discriminazione nelle scuole e nella società, e ad essere incoraggiati ad affrontare e a vincere i propri pregiudizi.
5.2. I futuri insegnanti e gli insegnanti in servizio dovrebbero essere incitati a familiarizzarsi con:
- le principali dichiarazioni e convenzioni internazionali che trattano i diritti dell'uomo;
- il funzionamento e le realizzazioni delle organizzazioni internazionali che si occupino della salvaguardia e dello sviluppo dei diritti dell'uomo, per esempio attraverso visite e viaggi di studio.
5.3. Tutti gli insegnanti hanno bisogno, e dovrebbero avere la possibilità, di aggiornare le loro conoscenze e di imparare nuovi metodi grazie ad una formazione continua.
Questa potrebbe prevedere lo studio di buone pratiche pedagogiche in materia d'insegnamento dei diritti dell'uomo, come la messa a punto di metodi e di materiale adatti.

6. Giornata internazionale dei diritti dell'uomo
Le scuole e gli istituti di formazione degli insegnanti dovrebbero essere invitati a celebrare la Giornata Internazionale dei Diritti dell'Uomo.
 

Risoluzione concernente la scolarizzazione dei figli dei Rom dei Sinti e dei girovaghi
adottata dal
Consiglio d'Europa insieme ai Ministri della Pubblica Istruzione
il 22 maggio 1989

Il Consiglio d'Europa e i Ministri della Pubblica Istruzione,
riuniti in sede di consiglio,

vista la risoluzione del Consiglio e dei ministri della pubblica istruzione riuniti in sede di Consiglio, del 9 febbraio 1976, contempla un programma d'azione per il settore dell'istruzione;
considerato che il Parlamento europeo, il 24 maggio 1984, ha adottato una risoluzione sulla situazione dei Rom e dei Sinti nella Comunità, in cui raccomanda ai governi degli Stati membri di coordinare le loro posizioni e impegna la Commissione ad elaborare programmi sovvenzionati con stanziamenti comunitari, per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti senza distruggerne i valori specifici;
considerato che i Rom e i Sinti e i girovaghi formano attualmente nella Comunità una popolazione che supera il milione e mezzo di persone, e che la loro cultura e lingua fanno parte da più di 500 anni del patrimonio culturale e linguistico della Comunità;
considerato che la situazione attuale, in generale e soprattutto per quanto riguarda il settore scolastico, è preoccupante:
- che il solo 30-40% dei figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi frequenta la scuola con una certa regolarità;
- che la metà non viene mai scolarizzata; che una bassissima percentuale raggiunge e supera il limite dell'istruzione secondaria;
- che i risultati, in particolare la pratica corrente della lettura e della scrittura, non sono proporzionati alla durata presunta del periodo scolastico;
- che il tasso d'analfabetismo degli adulti supera spesso il 50% e in talune località raggiunge l'80% e oltre;
considerato che questa situazione riguarda otre 500.000 bambini e che tale numero va costantemente aumentando, data la giovane età delle comunità dei Rom e dei Sinti e di girovaghi, metà dei quali hanno meno di 16 anni;
considerato che la scolarizzazione, in particolare grazie ai mezzi che può fornire per l'adattamento ad un ambiente mutevole e per l'autonomia personale e professionale, é fondamentale per l'avvenire culturale, sociale ed economico delle comunità rom e sinte, che i genitori sono consapevoli e che la volontà di frequentare la scuola aumenta;
prendendo atto dei risultati e delle raccomandazioni contenute negli studi finanziati dalla Commissione in merito alla scolarizzazione dei figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi nei dodici Stati della Comunità, nonché degli orientamenti risultanti dalla relazione globale, della consultazione dei rappresentanti dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi, dagli scambi tra operatori e rappresentanti dei nomadi

I Ministri della Pubblica Istruzione adottano la presente risoluzione:
Il Consiglio dei Ministri della Pubblica Istruzione, riuniti in sede di Consiglio, si adoperano per promuovere un insieme di misure per la scolarizzazione dei figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi, il cui scopo, ferme restando le azioni già intraprese dagli Stati membri in base alle particolari situazioni di cui sono a conoscenza in questo settore, è elaborare un'azione globale e strutturale intesa a superare i grandi ostacoli che frenano l'accesso alla scuola dei figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi.
Tali misure sono intese:
- a favorire le iniziative innovatrici;
- a proporre e sostenere azioni positive e adeguate;
- a far sì che le realizzazioni siano coordinate tra loro;
- a far conoscere su larga scala i risultati e gli insegnamenti che ne
derivano;
- a favorire gli scambi d'esperienze.

1. A livello degli Stati membri
Entro i loro limiti costituzionali e finanziari ed entro quelli delle loro politiche e strutture educative, gli Stati membri si adoperano per promuovere:
a) le strutture:
- appoggiare gli istituti scolatici, fornendo loro le facilitazioni necessarie per accogliere i figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi;
- assistere gli insegnanti, gli allievi e i genitori;
b) pedagogia e materiali didattici:
- sperimentare l'insegnamento a distanza, che può rispondere alla realtà del nomadismo;
- sviluppare forme di controllo pedagogico;
- misure miranti a facilitare il passaggio dalla scuola all'istruzione-formazione permanente;
- prendere in considerazione la storia, la cultura e la lingua dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi;
c) assunzione e formazione iniziale e continua degli insegnanti
- formazione continua e complementare adeguata degli insegnanti che lavorano con i figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi;
- formazione e impiego d'insegnanti d'origine rom e sinta e girovaga quando ciò sia possibile;
d) informazione e ricerca
- intensificare le azioni di documentazione e informazione per le
scuole, gli insegnanti e i genitori;
- incoraggiare ricerche sulla cultura, la storia e la lingua dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi.
e) Concertazione e coordinamento
promozione dellìimpegno sociale della popolazione:
- designare personale formato con funzioni di coordinamento;
- incentivare la creazione di gruppi di collegamento che riuniscano genitori, insegnanti, rappresentanti delle amministrazioni locali e dell'amministrazione scolastica;
- designare, se necessario, uno o più organi statali per la scolarizzazione dei figli dei Rom e dei Sinti e dei girovaghi negli Stati in cui vive un numero notevole di Rom e Sinti e di girovaghi, con la cui partecipazione si possono coordinare le misure necessarie, eventualmente anche per la formazione degli insegnanti, la documentazione e la produzione di materiale didattico.

2. A livello comunitario
a) Un intervento comunitario é utile in questo settore per promuovere le iniziative nazionali relative allo scambio d'esperienze e per fruire dei progetti pilota innovativi.
b) Organizzazione di scambi d'idee e d'esperienze in incontri a livello comunitario delle varie parti interessate, in particolare rappresentanti rom e sinti e girovaghi, giovani rom e sinti, insegnanti.
c) La Commissione provvederà a garantire a livello comunitario la documentazione, l'animazione, il coordinamento e la valutazione permanente delle misure, nel loro insieme, facendosi eventualmente assistere da una struttura esterna.
d) La Commissione provvederà affinché dette misure siano coerenti con le altre azioni comunitarie già programmate per il settore dell'istruzione. Essa provvederà segnatamente affinché le azioni si integrino con le altre azioni comunitarie, con quelle del Fondo sociale europeo, e con le attività d'organizzazioni internazionali come il Consiglio d'Europa.
e) Una relazione sull'attuazione delle misure previste in questa risoluzione sarà presentata dalla Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al comitato per l'istruzione entro il 31 dicembre 1993.
 

Risoluzione riguardante la lotta contro l'esclusione sociale
 
(89/C 277/01)

adottata dal
Consiglio dei Ministri e Ministri degli Affari Sociali
Il 29 settembre 1989
Il Consiglio delle Comunità Europee e i Ministri degli Affari Sociali, riuniti in sede di consiglio
ricordano gli sforzi della Comunità e degli Stati membri già compiuti nel settore della lotta contro la povertà e in quello dell'integrazione economica e sociale dei gruppi di persone economicamente e socialmente meno favoriti, sforzi che si sono concretati in particolare con l'adozione del programma di lotta contro la povertà.
sottolineano che la lotta contro l'esclusione sociale può essere considerata una parte importante della dimensione sociale del mercato interno;
considerano che i processi d'esclusione sociale si sviluppano in vari settori e che ne risultano situazioni multiformi che colpiscono persone e vari gruppi di persone in zone geografiche sia rurali sia urbane;
constatano che questi processi sono causati dalle evoluzioni strutturali delle nostre società e che particolarmente determinante è la difficoltà di accesso al mercato del lavoro;
insistono sulla necessità di abbinare le politiche di sviluppo economico con politiche di integrazione specifiche, sistematiche e coerenti;
affermano che l'esistenza di un insieme di misure che garantiscano servizi e risorse sufficienti adattate alla situazione degli individui è una componente fondamentale della lotta contro l'esclusione sociale;
sottolineano che le situazioni di esclusione non dipendono soltanto da un'insufficienza di risorse e che la lotta contro l'esclusione implica anche che le persone e le famiglie accedano a condizioni di vita adeguate tramite dispositivi d'inserimento sociale e professionale;
invitano pertanto gli Stati membri ad attuare o promuovere azioni intese a permettere a ciascuno:
- l'accesso all'istruzione mediante l'effettiva acquisizione degli apprendimenti fondamentali;
- l'accesso alla formazione;
- l'accesso all'occupazione;
- l'accesso all'alloggio;
- l'accesso ai servizi collettivi;
- l'accesso all'assistenza medica;
ricordano in questa prospettiva l'efficacia delle politiche di sviluppo coordinate e coerenti fondate sulla partecipazione attiva di partner locali e nazionali e delle popolazioni interessate;
si impegnano a proseguire e, se necessario, ad intensificare gli sforzi intrapresi in comune e quelli compiuti da ciascuno Stato membro, nonché a mettere in comune le proprie conoscenze ed analisi dei fenomeni di esclusione;
chiedono pertanto alla Commissione
(tenendo conto degli studi esistenti o in corso, di procedere, in collegamento con gli Stati membri, ad un'analisi delle azioni che questi attuano in materia di lotta contro l'esclusione sociale)
di presentare una relazione, entro tre anni dall'adozione della presente risoluzione, sulle misure prese dagli Stati membri nonché a livello della Comunità nei settori contemplati dalla medesima.


 

Documento della riunione di Copenaghen conferenza sulla dimensione umana della CSCE
"...OMISSISS ..."

40. Gli Stati partecipanti condannano chiaramente e inequivocabilmente il totalitarismo, l'odio razziale ed etnico, l'antisemitismo, la xenofobia e la discriminazione contro qualsiasi persona, nonché la persecuzione per motivi religiosi o ideologici. In tale contesto, essi riconoscono inoltre i particolari problemi dei Rom e dei Sinti.
Essi dichiarano la propria ferma intenzione di intensificare gli sforzi per combattere questi fenomeni in tutte le loro forme e pertanto essi:

40.1. prenderanno misure efficaci, inclusa l'adozione, conformemente ai propri sistemi costituzionali e ai loro obblighi internazionali, delle leggi che si rendano necessarie per assicurare la tutela contro qualsiasi atto che costituisca incitamento alla violenza contro persone o gruppi sulla base di discriminazione, ostilità o odio nazionale, razziale, etnico o religioso, ivi compreso 1' antisemitismo;

40.2. si impegneranno ad adottare misure appropriate e adeguate per tutelare persone o gruppi che possono essere soggetti a minacce o ad atti di discriminazione, di ostilità o di violenza a seguito della loro identità razziale, etnica, culturale, linguistica o religiosa e a proteggerne la proprietà;

40.3. adotteranno, conformemente ai loro sistemi costituzionali, misure efficaci, a livello nazionale, regionale e locale, per favorire la comprensione e la tolleranza, particolarmente nei settori dell'educazione, della cultura e dell'informazione;

40.4. si adopereranno per assicurare che tra i fini dell'educazione sia compreso quello di prestare particolare attenzione al problema del pregiudizio e dell'odio razziale e dello sviluppo del rispetto delle culture e delle civiltà diverse;

40.5. riconosceranno i diritti degli individui a ricorsi efficaci e si adopereranno per riconoscere, conformemente alla legislazione nazionale, il diritto delle persone e dei gruppi interessati ad avviare e sostenere ricorsi contro atti di discriminazione, ivi compresi atti razzisti e xenofobi;

40.6. prenderanno in considerazione l'adesione, qualora non lo abbiano ancora fatto, agli strumenti internazionali che contemplano il problema della discriminazione e garantiranno la piena attuazione degli obblighi ivi contenuti, compresi quelli relativi alla presentazione di rapporti periodici;

40.7. considereranno inoltre l'opportunità di accettare i meccanismi internazionali che consentono agli Stati e agli individui di presentare comunicazioni concernenti la discriminazione dinanzi ad organismi internazionali.
 

Documento della riunione di Mosca conferenza sulla dimensione umana della CSCE
Mosca, 10 settembre - 5 ottobre 1991

"... OMISSISS ..."

42. Gli Stati partecipanti

42.1. affermano che l'educazione ai diritti umani è fondamentale e che pertanto i loro cittadini devono essere educati ai diritti umani e alle libertà fondamentali e si impegnano a rispettare tali diritti e libertà nella legislazione nazionale e negli strumenti internazionali cui aderiscono;

42.2. riconoscono che un'efficace educazione ai diritti umani contribuisce a combattere l'intolleranza, il pregiudizio e l'odio religioso, razziale ed etnico, compreso quello contro i Rom e i Sinti, la xenofobia e 1'antisemitismo;

42.3. incoraggiano le competenti autorità responsabili di programmi educativi a prevedere precisi curricula riguardanti i diritti umani e corsi per studenti a tutti i livelli, in particolare per studenti in legge, pubblica amministrazione o scienze sociali, come pure per quanti frequentano scuole militari, di polizia o di servizio pubblico;

42.4. metteranno a disposizione degli educatori informazioni su tutti i provvedimenti della Dimensione Umana della CSCE.
 

Assemblea parlamentare del consiglio d'europa raccomandazione 1203 (1993) relativa ai Rom e Sinti in Europa
Testo approvato dall'Assemblea il 2 febbraio 1993

Osservazioni generali
Uno degli obiettivi del Consiglio d'Europa è di promuovere la formazione di una vera identità culturale europea. L'Europa ospita numerose culture differenti che tutte, ivi comprese le molteplici culture minoritarie, concorrono alla sua diversità culturale.
Gli Zingari occupano un posto particolare fra le minoranze. Vivendo dispersi attraverso tutta l'Europa, non potendo richiamarsi a un paese che sia loro, costituiscono una vera minoranza europea, che tuttavia non corrisponde alle definizioni applicabili alle minoranze nazionali o linguistiche.
In quanto minoranza sprovvista di territorio, i Sinti e i Rom contribuiscono in larga misura alla diversità culturale dell'Europa, e questo sotto diversi aspetti, sia per la lingua e la musica, sia per le loro attività artigianali.
In seguito all'ammissione di nuovi Stati membri dell'Europa centrale ed orientale, il numero dei Sinti e dei Rom viventi nella zona del Consiglio d'Europa è considerevolmente cresciuto.
L'intolleranza nei confronti dei Sinti e dei Rom è sempre esistita. Fiammate di odio razziale o sociale si producono tuttavia sempre più frequentemente e le relazioni tese fra le comunità hanno contribuito a creare la situazione deplorevole, nella quale vive oggi la maggioranza dei Sinti e dei Rom.
Il rispetto dei diritti dei Sinti e dei Rom, sia si tratti dei diritti fondamentali della persona sia dei loro diritti in quanto minoranza, è una condizione essenziale per il miglioramento della loro situazione.
Garantendo l'uguaglianza dei diritti, delle opportunità e di trattamento e prendendo misure per migliorare la sorte dei Sinti e dei Rom, sarà possibile ridare vita alla loro lingua e alla loro cultura e, pertanto, arricchire la diversità culturale europea.
È importante garantire ai Sinti e ai Rom il godimento dei diritti e delle libertà definiti nell'articolo 14 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, perché ciò permette loro di far valere i propri diritti.
Gli stati membri del Consiglio d'Europa hanno adottato leggi miranti specificatamente a tutelare le minoranze. Il Consiglio d'Europa da parte sua ha adottato parecchie risoluzioni e raccomandazioni relative alle minoranze. Conviene citare in particolare la Raccomandazione 1134 (1990) dell'Assemblea relativa ai diritti delle minoranze. Questi testi sono importanti per i Sinti e i Rom che, per il fatto di essere una delle rare minoranze sprovviste di territorio in Europa hanno bisogno di una protezione particolare.
Il Consiglio d'Europa ha adottato inoltre nel passato parecchie risoluzioni e raccomandazioni concernenti i Sinti e i Rom:
la Raccomandazione 563 (1969) dell'Assemblea relativa alla situazione dei Sinti e dei Rom e altri nomadi in Europa;
la Risoluzione (75) 13 del comitato dei Ministri contenente la raccomandazione sulla situazione sociale delle popolazioni nomadi in Europa e la Raccomandazione n. R (83) 1 del Comitato dei Ministri relativa ai nomadi apolidi o di cittadinanza indeterminata;
la Risoluzione 125 (1981) della Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa sul ruolo e le responsabilità delle collettività locali e regionali di fronte ai problemi culturali e sociali delle popolazioni di origine nomade.
L'attuazione di queste risoluzioni e di queste raccomandazioni, in particolare da parte dei nove Stati membri, è estremamente importante per la sorte dei Sinti e dei Rom.
L'Assemblea raccomanda dunque al Comitato dei Ministri di prendere, se del caso sotto forma di proposte ai governi e alle autorità locali e regionali competenti degli Stati membri le seguenti iniziative:
Nel settore della cultura
dovrebbe essere incoraggiato l'insegnamento e lo studio della musica rom e sinta in molte scuole di musica in Europa, come pure la realizzazione di una rete di scuole musicali di questo tipo;
dovrebbero essere creati un programma europeo di studio della lingua rom e sinta e uffici specializzati di traduzione in questa lingua;
dovrebbero essere applicate alle minoranze rom e sinte le disposizioni relative alle lingue sprovviste di territorio come definite dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie;
dovrebbero essere appoggiate la fondazione di centri e di musei di cultura rom e sinta e l'organizzazione regolare di festival rom e sinti;
si dovrebbe organizzare, nel quadro delle esposizioni europee, un'esposizione itinerante sulle influenze reciproche dei contatti con la cultura rom e sinta;
Nel settore dell'educazione
si dovrebbero ampliare i programmi europei già esistenti di formazione degli insegnanti dei Rom e dei Sinti;
si dovrebbe accordare un'attenzione particolare all'educazione delle donne, in generale, e delle madri accompagnate dai loro bambini piccoli;
i giovani rom e sinti dotati dovrebbero essere incoraggiati a studiare e a svolgere un ruolo di intermediari per i Rom e i Sinti;
Nel settore dell'informazione
I Rom e i Sinti dovrebbero essere informati dei loro diritti fondamentali e dei mezzi per farli valere;
si dovrebbe creare un centro europeo d'informazione sulla situazione e la cultura dei Rom e dei Sinti, incaricato soprattutto di informare i media;
Nel settore dell'uguaglianza dei diritti
gli Stati membri, che non l'hanno ancora fatto, dovrebbero essere immediatamente invitati a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (New York, 1966) e la Convenzione internazionale per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (New York, 1966);
la discriminazione nei confronti dei Rom e dei Sinti, che appare da disposizioni della Commissione europea dei Diritti dell'Uomo, dovrebbe essere abolita mediante una dichiarazione appropriata, che precisi il termine "vagabondi" figurante all'art. 51 e non si applichi necessariamente alle persone che conducono un modo di vita nomade;
le disposizioni di tutti i protocolli addizionali o di convenzioni relative alle minoranze dovrebbero essere applicate alle minoranze sprovviste di territorio;
gli Stati membri, che non l'hanno ancora fatto, dovrebbero essere invitati a ratificare il IV Protocollo della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, che garantisce la libertà di circolazione e che pertanto è essenziale per i nomadi;
gli stai membri dovrebbero essere invitati a modificare la loro legislazione e regolamentazione nazionale, che stabilisca direttamente o indirettamente una discriminazione nei confronti dei Rom e dei Sinti;
dovrebbe essere riconosciuto che essere vittime, o temere (per ragionevoli motivi) di essere vittime di un progrom - quando le autorità si rifiutano o sono incapaci di offrire una protezione efficace - può, in casi precisi, equivalere a temere con ragione di essere perseguitati per il fatto di appartenere ad un particolare gruppo sociale, secondo i termini della Convenzione del 1951 delle Nazioni Unite relative allo statuto dei rifugiati;
gli Stati membri dovrebbero badare a che i Sinti e i Rom siano consultati durante l'elaborazione e l'applicazione delle disposizioni regolamentari che lì riguardano;
l'attuazione nei Paesi membri di nuovi programmi miranti a migliorare le condizioni di alloggio, l'educazione e la possibilità di impiego dei Rom e dei Sinti più sfavoriti dovrebbero essere incoraggiate e dovrebbe essere assicurata la partecipazione dei Sinti e dei Rom alla elaborazione ditali programmi e alla loro realizzazione;
si dovrebbe avviare lavori indipendenti di ricerca sulle legislazioni e sulle regolamentazioni nazionali riguardanti i Rom e i Sinti, come sulla loro applicazione, e rapporti su tale tema dovrebbero essere presentati regolarmente all'Assemblea;
si dovrebbe perseguire la cooperazione con la Comunità europea nei settori interessanti i Rom e i Sinti, come l'educazione, la lotta contro la povertà, la salvaguardia del patrimonio culturale europeo, il riconoscimento delle minoranze e la promozione dell'uguaglianza dei diritti;
il Consiglio d'Europa dovrebbe concedere lo statuto consultivo alle organizzazioni rom e sinte internazionali rappresentative;
il Consiglio d'Europa dovrebbe designare un mediatore per i Rom e i Sinti, dopo aver consultato le organizzazioni rappresentative dei Rom e dei Sinti; questo mediatore avrebbe fra l'altro i seguenti compiti:
a) di fare il bilancio dei progressi realizzati nell'applicazione delle misure prese o raccomandate del Consiglio d'Europa nei confronti dei Rom e dei Sinti;
b) di mantenere regolari contatti con i rappresentanti dei Rom e dei Sinti;
c) di consigliare i governi degli Stati membri sulle questioni concernenti i Rom e i Sinti;
d) di consigliare i diversi organi del Consiglio d'Europa sulle questioni concernenti i Rom e i Sinti;
e) di indagare sulla politica governativa e sulla situazione dei diritti dell'uomo in ciò che concerne i Rom e i Sinti negli Stati membri;
f) di indagare sulla situazione dei Rom e dei Sinti apolidi o dei Rom e dei Sinti di cittadinanza indeterminata;
e avrebbe anche competenza per:
g) avere le risposte alle interrogazioni rivolte ai governi o ai rappresentanti governativi degli Stati membri;
h) accedere liberamente agli archivi governativi e ad altri documenti pertinenti;
i) interrogare i cittadini degli Stati membri del Consiglio d'Europa;
gli Stati membri dovrebbero entro due anni fare un rapporto al Segretario Generale della Consiglio d'Europa sui miglioramenti arrecati alla sorte dei Rom e dei Sinti e sull'applicazione delle raccomandazioni del Consiglio d'Europa.
 

Risoluzione 249 - 1993 i Rom e i Sinti in Europa: ruolo e responsabilitą delle autoritą locali e regionali
Adottata dal Consiglio d'Europa,
(Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali d'Europa, Strasburgo 16 e 18 marzo 1993)
il 18 marzo 1993, durante la 20° sessione

La Conferenza
avendo studiato il rapporto presentato dai signori Génesi e O'Brien sul ruolo e le responsabilità delle autorità locali e regionali a fronte dei problemi dei Rom e Sinti in Europa;
richiamando i risultati dell'audizione organizzata dalla Commissione Cultura, Educazione e Media e dalla Commissione degli Affari Sociali e Sanità del Consiglio d'Europa in data 12 e 13 luglio 1991, i quali dimostravano che la situazione dei Rom e dei Sinti in Europa si è andata deteriorando nel corso degli ultimi anni ed ha avuto come effetto un'accresciuta mobilità di coloro che erano sedentarizzati;
avendo preso atto delle conclusioni del Colloquio organizzato dalla propria Commissione Cultura, Educazione e Media a Liptovsky Mikulas, Slovacchia, dal 15 al 17 ottobre 1992;
richiamando la Raccomandazione 1203 (1993) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ed i numerosi testi del Consiglio d'Europa relativi alla situazione dei Rom e dei Sinti in particolare la Risoluzione (75) 13 del Comitato dei Ministri sulla situazione sociale delle popolazioni nomadi in Europa, adottata dal Comitato dei Ministri il 22 maggio 1975, la Raccomandazione n. R (83) 1 del Comitato dei Ministri agli Stati membri relativa ai nomadi apolidi o di nazionalità indeterminata e la Risoluzione 125 (1981) della Conferenza permanente sul ruolo e le responsabilità delle collettività locali e regionali a fronte dei problemi culturali e sociali delle popolazioni di origine nomade;
deplorando che i testi qui menzionati abbiano prodotto finora pochi risultati concreti;
deplorando il fatto che l'immagine dei Rom e dei Sinti divulgata dai media sia troppo spesso negativa e favorisca pertanto le politiche di rifiuto, di espulsione e di violenza;
pienamente coscienti della responsabilità particolare dei poteri locali regionali riguardo ai Rom e ai Sinti, in specifico per quanto attiene all'accoglienza dei Rom e dei Sinti nei singoli comuni, alla loro istruzione, formazione, salute, sviluppo e promozione della loro cultura:

Invita le autorità locali e regionali:
ad adottare le misure necessarie mediante un approccio globale per facilitare l'integrazione dei Rom e dei Sinti nella comunità locale, nei settori dell'istruzione, delle aree di sosta, della salute, del sostegno all'espressione ed allo sviluppo della loro dignità e cultura;
a suscitare il coordinamento e la partecipazione attiva dei Rom e dei Sinti nei progetti che mirano a favorire questa integrazione;
a combattere i pregiudizi, di cui i Rom e i Sinti sono vittime al fine di facilitare e promuovere la comunicazione fra comunità rom e sinte e non, attraverso un'informazione di carattere globale;
a partecipare allo sviluppo di una rete di Comuni al fine di facilitare la realizzazione di questi obiettivi.

Chiede alla propria Commissione Cultura, Educazione e Media ed alla propria Commissione Affari Sociali e Sanità:
di promuovere un collegamento di Comuni tra quelli più coinvolti nell'accoglienza delle comunità rom e sinte, al fine di facilitare:
a) lo scambio di esperienze e la circolazione delle informazioni;
b) dei microprogetti fondati su di uno sviluppo comunitario;
c) delle analisi per l'elaborazione di strumenti atti a favorire decisioni e valutazioni;
di pubblicare, nel quadro di questa rete di collegamento, una serie di studi di casi realizzati all'interno del proprio ambito allo scopo di portare a conoscenza di terzi le realizzazioni dei diversi Comuni in modo tale che il loro esempio e la loro analisi possano avere un effetto di coinvolgimento per altri;
di produrre un rapporto di rendicontazione al compimento del terzo anno di esistenza della rete di collegamento;

Chiede al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa:
di invitare i Governi degli Stati membri ad una ratifica, nel più breve tempo possibile, della Carta europea delle lingue minoritarie e/o regionali;
di invitare i Governi a mettere in atto le parti di detta Carta, che possono essere applicate alle lingue prive di territorio;
di invitare i Governi a mettere in atto i testi adottati dal Consiglio d'Europa concernenti i Rom e i Sinti, cioè la Risoluzione (75) 13 e la Raccomandazione n.R (83) 1;
di incaricare il Consiglio della Cooperazione Culturale:
a) di intensificare il lavoro svolto da una decina di anni a questa parte mediante attività di pubblicazione ai fini della formazione e informazione nell'ambito della scolarizzazione e della formazione dei bambini e dei giovani rom e sinti;
b) di cooperare alla realizzazione e al funzionamento della rete di collegamento tra le città che dovrà essere attuata dalla Commissione Cultura, Educazione e Media e dalla Commissione Affari Sociali e Sanità;
c) di organizzare dei seminari di formazione degli insegnanti e altro personale nel quadro della rete di collegamento di Comuni;
d) di approfondire la riflessione sulla questione rom e sinta, specificamente nel quadro del nuovo progetto "Democrazia, Diritti dell'uomo, Minoranze: aspetti educativi e culturali";
e) di considerare la possibilità di promuovere un Itinerario Rom e Sinto Europeo in seno al programma Itinerari Culturali Europei;
di incaricare il Comitato direttivo sui Diritti dell'Uomo assistito dal Centro di informazione sui Diritti dell'Uomo:
a) di studiare la possibilità di accrescere la diffusione dell'informazione e l'intensificazione della formazione per il personale, che per ragioni professionali svolge il proprio lavoro a contatto con i Rom e i Sinti;
b) di sviluppare un programma di formazione specifica a tale scopo, rivolto anche ai Rom e ai Sinti;
di incaricare il Comitato europeo per le Migrazioni di organizzare un incontro sulle implicazioni delle migrazioni rom e sinte e la loro situazione in tale contesto.
di incaricare il Comitato direttivo dei mezzi di comunicazione di massa e il Consiglio della Cooperazione culturale:
a) di studiare come accrescere, nel quadro dei media, le opportunità di intervento diretto dei Rom e dei Sinti e la possibilità per i medesimi di accesso all'informazione;
b) di considerare come poter assicurare un'informazione positiva ed esatta sui Rom e i Sinti;

Chiede agli stessi Rom e Sinti:
di adoperarsi con ogni mezzo al fine di fornire alle altre comunità informazioni obiettive sulla loro identità culturale e sociale;
di sorvegliare affinché le regole di diritto dei paesi, nei quali essi risiedono, siano rispettate, allo scopo di migliorare le relazioni tra le comunità e di ridurre così i conflitti;
di rendersi disponibili a cooperare con le autorità locali e di prendere iniziative per l'attuazione delle misure menzionate al comma 8;
di creare un'associazione europea rappresentativa delle comunità Rom e Sinte, in grado di assumere il ruolo di interlocutore politico con i Governi e con le istituzioni europee;
si felicita con le azioni messe in atto dalla Comunità Europea in favore dei Rom e dei Sinti e la invita a svilupparle e ad articolarle con le attività che sono intraprese per iniziativa del Consiglio d'Europa;

si felicita dell'attenzione dimostrata dalla Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) per le questioni concernenti i Rom e i Sinti e chiede che sia costantemente sottolineata la complementarità di azioni proposte dalla CSCE ed il Consiglio d'Europa in generale;

invita reciprocamente il Segretario Generale del Consiglio d'Europa a prendere in considerazione le azioni portate avanti dalla Comunità Europea e dalla CSCE al fine di completarle ed amplificarle al livello dell'insieme dell'Europa.
 


 

Il contributo dei Rom e dei Sinti alla costituzione di una Europa tollerante
 
Il Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa
deplorando i pogrom, la violenza, l'odio razziale, la discriminazione, di cui sono vittime numerosi Rom e Sinti in tutta l'Europa e che hanno causato la morte di molti di loro negli ultimi anni;
preoccupato da un atteggiamento a volte compiacente delle autorità locali o della polizia verso questi atti di barbarie;
deprecando la situazione precaria e 1' incertezza per quanto concerne la cittadinanza di molti Rom e Sinti in seguito a conflitti bellici o alla dissoluzione di Stati;
felicitandosi per il programma di azione e per la Campagna Europea della Gioventù contro l'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e l'antisemitismo avviata dal Consiglio d'Europa in base alle decisioni del Vertice di Vienna (ottobre 1993) e per la particolare attenzione dedicata ai Rom e ai Sinti in questo quadro;
richiamando l'Audizione dell'1 luglio 1994 organizzata per iniziativa del CPLRE in collaborazione con l'APONA sul tema "Il contributo dei Rom e dei Sinti alla costruzione di un'Europa tollerante" come pure al resoconto del colloquio di Liptovsky Mikulas (15-17 ottobre 1992) su "I Rom e i Sinti nel Comune";
rende omaggio all'importante lavoro del Consiglio d'Europa in favore delle popolazioni rom e sinte, in particolare tramite i testi adottati dall'Assemblea Parlamentare e quelli adottati dalla Conferenza dei poteri locali e regionali d'Europa, pur costatando che alcuni punti restano ancora attuali e certe rivendicazioni meritano di essere ripetute.

Il Congresso dei Poteri Locali e Regionali d'Europa incoraggia le collettività locali e regionali a svolgere pienamente il loro ruolo e ad assumersi le loro responsabilità nei confronti delle popolazioni rom e sinte, in particolare mediante le seguenti attività:
il rispetto del diritto dei Rom e dei Sinti alla propria identità; tale rispetto esige in particolare che ogni riferimento ad essi nella vita pubblica utilizzi una denominazione conforme ai loro desideri evitando definizioni che abbiano, nel loro spirito e/o in quello della popolazione in generale, una connotazione negativa;
lo sviluppo della Rete di città per l'accoglienza dei Rom e dei Sinti nelle collettività territoriali secondo i principi che figurano in allegato alla presente Risoluzione;
il sostegno ad incontri fra professionisti, volontari, Rom, Sinti e tutte le persone interessate, mediante seminari, audizioni, attività della Rete dello SPIRE per l'accoglienza dei Rom e dei Sinti, al fine di permettere un intenso scambio di esperienze e di conoscenze e costituire un forum, dove presentare innovazioni di azioni da intraprendere, particolarmente a livello locale;
la possibilità data alle popolazioni rom e sinte di esercitare pienamente il diritto fondamentale all'istruzione, avendo accesso ad un'istruzione qualificata, a tutti i livelli, come pure partecipando pienamente al processo educativo e vedendo presi in considerazione i loro bisogni specifici;
l'istituzione ai livelli regionale e locale di centri di mediazione e di dialogo fra popolazioni rom e sinte tramite interlocutori riconosciuti e accreditati;
l'attuazione di un'azione globale in favore dei Rom e dei Sinti, l'elaborazione di un Patto di solidarietà fra i Rom e i Sinti e le autorità locali e regionali, se possibile con la partecipazione delle autorità nazionali e delle istituzioni europee;
l'offerta fatta alle popolazioni rom e sinte di eleggere o di designare in maniera democratica i loro rappresentanti, creando soprattutto comitati consultivi di Rom e Sinti o delle minoranze nel loro insieme, oppure ispirandosi alla prassi ungherese nel corso delle ultime elezioni municipali, oppure ancora "mutatis mutandis" al Capitolo B della parte I della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale (STE 144) del 5.2.1992 ("organismi consultivi per rappresentare residenti stranieri a livello locale");
l'incoraggiamento alle associazioni rappresentanti i Rom e i Sinti, affinché si organizzino per giungere ad accordi di cooperazione e di coordinamento fra di loro;
lotta globale a tutti i livelli e in maniera coerente contro l'esclusione e la grande povertà in generale;
l'abbonamento al servizio di informazione "Rom news" e alla rivista "Interface" e la comunicazione di informazioni pertinenti, ivi comprese quelle sulle azioni positive, alle redazioni di detti servizi.

Il Congresso dei Poteri Locali e Regionali d'Europa si impegna a continuare gli sforzi in favore della migliore accoglienza dei Rom e dei Sinti nelle città:
sviluppando la Rete delle città, in particolare con la creazione di una rete di città in ogni Stato membro;
svolgendo studi più dettagliati che evidenzino gli esempi positivi, se possibile con partecipanti sia all'interno sia all'esterno del Consiglio d'Europa, in particolare sulle strutture che assicurano un buon livello di istruzione alle popolazioni rom e sinte, favorendo una valorizzazione del contesto multiculturale e incoraggiando le relazioni fra scuole di diversi ambienti culturali al fine di condividere le esperienze di ogni cultura minoritaria;
organizzando entro breve tempo Audizioni, con la Rete di città e altri partners, accogliendo gli inviti ricevuti da Kosice (Slovacchia), da Ploiesti (Romania) e da Pardubice (Repubblica Ceca). Queste audizioni dovrebbero, nel corso degli anni dal 1995 al 1997, permettere di affrontare in profondità particolarmente i tre seguenti complessi di soggetti:
a) educazione, formazione, lavoro, cultura;
b) diritti dell'uomo, accesso alla giustizia, polizia, quadro giuridico, situazione in quanto minoranza;
c) alloggio/sosta, salute, affari sociali.
 


 

Convenzione - Quadro per la protezione delle minoranze nazionali
adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
il 10 novembre 1994

(la Convenzione è stata sottoscritta il 1 febbraio 1995 dai seguenti Stati: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Islanda, Italia, Liechtenstein, Lituania, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria)

Gli Stati membri del Consiglio d'Europa e gli altri Stati firmatari della presente Convenzione quadro, considerando che il fine del Consiglio d'Europa è di realizzare un'unione più stretta tra i suoi membri al fine di salvaguardare e di promuovere gli ideali e i principi che costituiscono il loro comune patrimonio;
considerando che uno dei mezzi per realizzare tale fine è la salvaguardia e lo sviluppo dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
desiderando dar seguito alla Dichiarazione dei capi di Stato e di governo degli Stati membri del Consiglio d'Europa adottata a Vienna il 9 ottobre 1993;
risoluti a proteggere l'esistenza delle minoranze nazionali sui loro rispettivi territori;
considerando che gli sconvolgimenti della storia europea hanno mostrato che la protezione delle minoranze nazionali è essenziale alla stabilità, alla sicurezza democratica e alla pace del continente;
considerando che una società pluralistica e veramente democratica deve non solo rispettare identità etnica, culturale, linguistica e religiosa di ogni persona appartenente a una minoranza nazionale, ma anche creare delle condizioni adatte a permettere di esprimere, di preservare e di sviluppare questa identità;
considerando che la creazione di un clima di tolleranza e di dialogo è necessaria per permettere alla diversità culturale di essere una fonte oltre che un fattore, non di divisione, ma di arricchimento per ogni società;
considerando che lo sviluppo di un'Europa tollerante e prospera non dipende solo dalla cooperazione tra Stati, ma si fonda anche su di una cooperazione transfrontaliera tra collettività locali e regionali rispettosa e della costituzione e dell'integrità territoriale di ogni Stato;
tenendo in considerazione la Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali e i suoi Protocolli; tenendo in considerazione gli impegni relativi alla protezione delle minoranze nazionali contenuti nelle convenzioni e dichiarazioni delle Nazioni Unite nonché dei documenti della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, specialmente quello di Copenaghen del 29 giugno 1990;
risoluti a definire i principi da rispettare e le obbligazioni che ne derivano per assicurare, nel seno degli Stati membri e degli altri Stati che diverranno parti del presente strumento, la protezione effettiva delle minoranze nazionali e dei diritti e delle libertà delle persone appartenenti a queste ultime nel rispetto del primato del diritto, dell'integrità territoriale e della sovranità nazionale;
essendo decisi a realizzare i principi enunciati nella presente Convenzione quadro a mezzo di legislazioni nazionali e di politiche governative appropriate;
hanno convenuto su quanto segue:

TITOLO I
PRINCIPI FONDAMENTALI

Articolo 1
La protezione delle minoranze nazionali e dei diritti e delle libertà delle persone appartenenti a queste minoranze forma parte integrante della protezione internazionale dei diritti dell'uomo e, come tale, costituisce un settore della cooperazione internazionale.

Articolo 2
Le disposizioni della presente Convenzione quadro saranno applicate secondo buona fede, in uno spirito di comprensione e di tolleranza e nel rispetto dei principi di buon vicinato di amichevoli relazioni e di cooperazione tra gli Stati.

Articolo 3
Ogni persona appartenente a una minoranza nazionale ha il diritto di scegliere liberamente di essere trattata o di non essere trattata come tale e nessun svantaggio deve risultare da questa scelta o dall'esercizio dei diritti che ad essa sono legati.
Le persone appartenenti a minoranze nazionali possono individualmente o in comune con altri esercitare i diritti e le libertà derivanti dai principi enunciati nella presente Convenzione quadro.

TITOLO II
PRINCIPI SPECIFICI

Articolo 4
Le Parti si impegnano a garantire ad ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il diritto all'uguaglianza di fronte alla legge e a un'eguale protezione della legge. A questo riguardo, ogni discriminazione basata sull'appartenenza a una minoranza nazionale è vietata.
Le Parti si impegnano ad adottare, se del caso, misure adeguate in vista di promuovere, in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale, un'uguaglianza piena ed effettiva tra le persone appartenenti ad una minoranza nazionale e quelle appartenenti alla maggioranza. Esse tengono debitamente conto, a questo proposito, delle specifiche condizioni delle persone appartenenti a minoranze nazionali.
Le misure adottate conformemente al paragrafo 2 non sono considerate come un atto di discriminazione

Articolo 5
Le Parti si impegnano a promuovere le condizioni adatte a permettere alle persone appartenenti a minoranze nazionali di conservare e sviluppare la loro cultura, nonché di preservare gli elementi essenziali della loro identità, cioè la loro religione, la loro lingua, le loro tradizioni e il loro patrimonio culturale.
Senza pregiudizio delle misure prese nel quadro della loro politica generale d'integrazione, le Parti si astengono da ogni politica o pratica tendente a un'assimilazione contro la volontà delle persone appartenenti a delle minoranze nazionali e proteggono queste persone contro ogni azione diretta a una tale assimilazione.

Articolo 6
Le Parti si preoccuperanno di promuovere lo spirito di tolleranza e il dialogo interculturale e di adottare misure efficaci per favorire il rispetto e la comprensione reciproci e la cooperazione tra tutte le persone che vivono sul loro territorio, qualunque sia la loro identità etnica, culturale, linguistica o religiosa, specialmente nei settori dell'educazione, della cultura e dei mezzi di comunicazioni di massa.
Le Parti si impegnano ad adottare tutte le misure appropriate per proteggere le persone che potrebbero essere vittime di minacce o di atti di discriminazione, di ostilità o di violenza in ragione della loro identità etnica, culturale, linguistica o religiosa.

Articolo 7
Le Parti si preoccuperanno di assicurare ad ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il rispetto dei diritti alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione, alla libertà di espressione e alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Articolo 8
Le Parti si impegnano a riconoscere a ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il diritto di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni, nonché il diritto di creare istituzioni religiose, organizzazioni e associazioni.

Articolo 9
Le Parti si impegnano a riconoscere che il diritto alla libertà di espressione di ogni persona appartenente a una minoranza nazionale comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee nella lingua minoritaria, senza ingerenza delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. Nell'accesso ai mezzi di comunicazione di massa, le Parti si preoccuperanno, nel quadro del loro sistema legislativo, affinché le persone appartenenti a una minoranza nazionale non siano discriminate.
Il primo paragrafo non impedisce alle Parti di sottoporre a un regime di autorizzazione, non discriminatorio e fondato su criteri obiettivi, le imprese di radio, televisione o cinema.
Le Parti non ostacoleranno la creazione e l'utilizzazione di mezzi di comunicazione di massa scritti da parte di persone appartenenti a minoranze nazionali. Nel quadro legale della radio e della televisione, esse si preoccuperanno, per quanto possibile e tenuto conto delle disposizioni del primo paragrafo, di accordare alle persone appartenenti a minoranze nazionali la possibilità di creare e utilizzare i propri mezzi di comunicazione di massa.
Nel quadro del loro sistema legislativo, le parti adotteranno misure adeguate per facilitare l'accesso delle persone appartenenti a minoranze nazionali ai mezzi di comunicazione di massa, per promuovere la tolleranza e permettere il pluralismo culturale.

Articolo 10
Le parti si impegnano a riconoscere a ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il diritto di utilizzare liberamente e senza ostacoli la propria lingua minoritaria in privato come in pubblico oralmente e per iscritto.
Nelle aree geografiche di impianto rilevante o tradizionale delle persone appartenenti a minoranze nazionali, allorché queste persone ne facciano richiesta e che quest'ultima risponda ad un reale bisogno, le parti si sforzeranno di assicurare, per quanto possibile, condizioni che permettano di utilizzare la lingua minoritaria nei rapporti tra queste persone e le autorità amministrative.
Le parti si impegnano a garantire il diritto di ogni persona appartenente ad una minoranza nazionale di essere informata, nel più breve termine, ed in una lingua che essa comprende, delle ragioni del suo arresto, della natura e delle motivazioni dell'accusa portata contro di lei, nonché di difendersi in quest'ultima lingua, se necessario con l'assistenza gratuita di un interprete.

Articolo 11
Le Parti si impegnano a riconoscere ad ogni persona appartenente ad una minoranza nazionale il diritto di utilizzare il suo cognome (il suo patronimico) e i suoi nomi nella lingua minoritaria oltre che il diritto al loro riconoscimento ufficiale, secondo le modalità previste dal loro sistema giuridico.
Le Parti si impegnano a riconoscere ad ogni persona appartenente ad una minoranza nazionale il diritto di presentare nella propria lingua minoritaria insegne, iscrizioni e altre informazioni di carattere privato esposte alla vista del pubblico.
Nelle regioni tradizionalmente abitate da un numero rilevante di persone appartenenti ad una minoranza nazionale, le Parti, nel quadro del loro sistema legislativo, non esclusi, se del caso, accordi con altri Stati, si sforzeranno, tenendo conto delle loro condizioni specifiche, di presentare le denominazioni tradizionali locali, i nomi delle strade e altre indicazioni topografiche destinate al pubblico anche nella lingua minoritaria, allorché vi sia una sufficiente domanda per tali indicazioni.

Articolo 12
Le Parti prenderanno, se necessario, misure nel settore dell'educazione e della ricerca per promuovere la conoscenza della cultura, della storia, della lingua e della religione delle loro minoranze nazionali, così come della maggioranza.
In questo contesto, le Parti offriranno specialmente possibilità di formazione per gli insegnanti e di accesso ai manuali scolastici, e faciliteranno i contatti tra alunni e insegnanti di comunità differenti.
Le Parti si impegnano a promuovere l'uguaglianza delle opportunità nell'accesso all'educazione a tutti i livelli per le persone appartenenti a minoranze nazionali.

Articolo 13
Nel quadro del loro sistema educativo, le Parti riconoscono alle persone appartenenti a una minoranza nazionale il diritto di creare e gestire i loro propri stabilimenti privati di insegnamento e di formazione.
L'esercizio di questo diritto non implica alcuna obbligazione finanziaria per le Parti.

Articolo 14
Le Parti si impegnano a riconoscere a ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il diritto di apprendere la sua lingua minoritaria.
Nelle aree geografiche di impianto rilevante o tradizionale delle persone appartenenti a minoranze nazionali, se esiste una sufficiente domanda, le Parti si sforzeranno di assicurare, in quanto possibile e nel quadro del loro sistema educativo, che le persone appartenenti a queste minoranze abbiano la possibilità di apprendere la lingua minoritaria o di ricevere un insegnamento in questa lingua.
Il comma 2 del presente articolo sarà attuato senza pregiudizio dell'apprendimento della lingua ufficiale e/o dell'insegnamento in questa lingua.

Articolo 15
Le Parti si impegnano a creare le condizioni necessarie alla partecipazione effettiva delle persone appartenenti a minoranze nazionali alla vita culturale, sociale ed economica, nonché agli affari pubblici, in particolare a quelli che le riguardano.

Articolo 16
Le Parti si astengono dal prendere misure che, modificando le proporzioni della popolazione in un'area geografica ove risiedono persone appartenenti a minoranze nazionali, hanno per scopo di attentare ai diritti e alle libertà derivanti dai principi enunciati nella presente Convenzione quadro.

Articolo 17
Le Parti si impegnano a non ostacolare il diritto delle persone appartenenti a minoranze nazionali di stabilire e mantenere, liberamente e pacificamente, dei contatti al di là delle frontiere con persone che si trovano legalmente in altri Stati, specialmente quelle con le quali esse hanno in comune un'identità etnica, culturale, linguistica o religiosa, o un patrimonio culturale.
Le Parti si impegnano a non ostacolare il diritto delle persone appartenenti a minoranze nazionali di partecipare ai lavori delle organizzazioni non governative tanto sul piano nazionale quanto su quello internazionale.

Articolo 18
Le Parti si sforzeranno di concludere, se necessario, accordi bilaterali e multilaterali con altri Stati, specialmente gli Stati vicini, per assicurare la protezione delle persone appartenenti alle minoranze nazionali interessate.
Se del caso, le Parti prenderanno misure adatte a incoraggiare la cooperazione.

Articolo 19
Le Parti si impegnano a rispettare e a mettere in opera i principi contenuti nella presente Convenzione quadro apportandovi, se necessario, le sole limitazioni, restrizioni o deroghe previste negli strumenti giuridici internazionali, specialmente nella Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e nei suoi Protocolli, in quanto esse sono pertinenti per i diritti e libertà derivanti dai detti principi.

TITOLO III
DISPOSIZIONI CIRCA INTERPRETAZIONE DELLA CONVENZIONE

Articolo 20
Nell'esercizio dei diritti e delle libertà derivanti dai principi enunciati nella presente Convenzione quadro, le persone appartenenti a minoranze nazionali rispettano la legislazione nazionale e i diritti altrui, in particolare quelli delle persone appartenenti alla maggioranza o alle altre minoranze nazionali.

Articolo 21
Nessuna disposizione della presente Convenzione quadro sarà interpretata come implicante per un individuo un qualunque diritto di darsi a un'attività o di realizzare un atto contrario ai principi del diritto internazionale e specialmente alla sovrana uguaglianza, integrità territoriale e alla indipendenza politica degli Stati.

Articolo 22
Nessuna disposizione della presente Convenzione quadro sarà interpretata come limitante o attentatrice dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che potessero essere riconosciuti conformemente alle leggi di ogni Parte o di ogni altra Convenzione della quale questa Parte contraente è parte.

Articolo 23
I diritti e le libertà derivanti dai principi enunciati nella presente Convenzione quadro, nella misura in cui hanno corrispondenza nella Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e nei suoi Protocolli, saranno intesi conformemente a questi ultimi.

TITOLO IV
DISPOSIZIONI CIRCA LA VIGILANZA
SULL'ATTUAZIONE DELLA CONVENZIONE

Articolo 24
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa è incaricato di vigilare sull'esecuzione della presente Convenzione quadro da parte delle Parti contraenti.
Le Parti che non sono membri del Consiglio d'Europa parteciperanno al meccanismo di attuazione secondo modalità da determinarsi.

Articolo 25
Nel termine di un anno a decorrere dall'entrata in vigore della presente Convenzione quadro nei confronti di una Parte contraente, quest'ultima trasmette al Segretario Generale del Consiglio d'Europa informazioni complete sulle misure legislative e di altro genere che essa avrà preso per dare effetto ai principi enunciati nella presente Convenzione-quadro.
In seguito, ogni Parte trasmette al Segretario Generale, periodicamente e ogni volta che il Comitato dei Ministri lo richiede, ogni altra informazione concernente l'attuazione della presente Convenzione quadro.
Il Segretario Generale trasmette al Comitato dei Ministri ogni informazione comunicata conformemente alle disposizioni del presente articolo.

Articolo 26
Allorché valuta l'adeguatezza delle misure prese da una Parte per dare effetto ai principi enunciati dalla presente Convenzione quadro, il Comitato dei Ministri si fa assistere da un comitato consultivo i cui membri possiedono una riconosciuta competenza nel settore della protezione delle minoranze nazionali.
La composizione di questo comitato consultivo e le sue procedure sono fissate dal Comitato dei Ministri nel termine di un anno a decorrere dall'entrata in vigore della presente Convenzione quadro.

TITOLO V
CLAUSOLE FINALI

Articolo 27
La presente Convenzione - Quadro è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa. Fino alla data della sua entrata in vigore, essa è anche aperta alla firma di ogni altro Stato invitato a firmarla dal Comitato dei Ministri. Essa sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, accettazione o approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.

Articolo 28
La presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di tre mesi seguente alla data alla quale i dodici Stati membri del Consiglio d'Europa avranno espresso il loro consenso ad essere legati dalla Convenzione - Quadro conformemente alle disposizioni dell'articolo 27.
Per ogni Stato membro che esprimerà in seguito il suo consenso ad essere legato dalla Convenzione quadro, quest'ultima entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di tre mesi seguente alla data del deposito dello strumento di ratifica, accettazione o approvazione.

Articolo 29
Dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione - Quadro e dopo consultazione degli Stati contraenti, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa potrà invitare ad aderire alla presente Convenzione - Quadro, con una decisione presa dalla maggioranza prevista all'articolo 20 dello Statuto del Consiglio d'Europa, ogni Stato non membro del Consiglio d'Europa che, invitato a firmarla conformemente alle disposizioni dell'articolo 27, non l'avrà ancora fatto, e ogni altro Stato non membro.
Per ogni Stato aderente, la Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di tre mesi seguente alla data del deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa

Articolo 30
Ogni Stato può, al momento della firma o al momento del deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, designare il territorio o i territori per i quali assicura le relazioni internazionali, in cui si applicherà la presente Convenzione - Quadro.
Ogni Stato può, in qualsiasi momento successivo, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, estendere l'applicazione della presente Convenzione - Quadro ad ogni altro territorio designato nella dichiarazione. La Convenzione - Quadro entrerà in vigore nei confronti di questo territorio il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di tre mesi seguente alla data di ricezione della dichiarazione da parte del Segretario Generale.
Ogni dichiarazione fatta in virtù dei paragrafi precedenti potrà essere ritirata, per quanto attiene a ciascun territorio designato in questa dichiarazione, con notifica indirizzata al Segretario Generale. Il ritiro prenderà effetto il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di tre mesi seguente alla data di ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.

Articolo 31
Ogni Parte può, in qualsiasi momento, denunciare la presente Convenzione - Quadro indirizzando una notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
La denuncia prenderà effetto il primo giorno del mese successivo allo spirare di un periodo di sei mesi seguente alla data di ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.

Articolo 32
Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa notificherà agli Stati membri del Consiglio, agli altri Stati firmatari e ad ogni Stato che abbia aderito alla presente Convenzione - Quadro:
a) ogni firma;
b) il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione;
c) ogni data di entrata in vigore della presente Convenzione - Quadro conformemente ai suoi articoli 28, 29 e 30;
d) ogni altro atto, notifica o comunicazione concernente la presente Convenzione quadro.
 


 

Strumento CEI per la tutela dei diritti delle minoranze
 
Budapest, 15 novembre 1994

Gli Stati membri dell'Iniziativa per l'Europa Centrale qui firmatari, riconoscendo che i problemi relativi alle minoranze nazionali possono essere risolti in modo soddisfacente soltanto in un quadro politico veramente democratico, che sia fondato sull'autorità della legge e garantisca il pieno rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali, uguali diritti e status per tutti i cittadini, riaffermando che la tutela delle minoranze nazionali riguarda solo i cittadini del rispettivo Stato, che godranno degli stessi diritti e avranno gli stessi doveri come i cittadini del resto della popolazione, nella convinzione che le minoranze nazionali formano parte integrante della società degli Stati in cui vivono e che esse sono un fattore di arricchimento di ogni rispettivo Stato e società tenendo presente che le relazioni di buon vicinato sono un rimedio efficace per raggiungere la stabilità nella Regione e coscienti della necessità di evitare ogni incoraggiamento alle tendenze separatiste delle minoranze nazionali nella Regione, confermando che le istanze riguardanti i diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali sono oggetto di un legittimo interesse a livello internazionale, e di conseguenza non esclusivamente un affare interno del rispettivo Stato, considerando che il rispetto per i diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali, quale parte dei diritti umani universalmente riconosciuti, è un fattore essenziale per la pace, la giustizia, la stabilità e la democrazia negli Stati, nella convinzione che la tutela internazionale dei diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali come contemplato nel presente Documento, non permette alcuna attività che sia contraria ai principi fondamentali del diritto internazionale e in particolare della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza politica degli Stati, riconoscendo la particolare importanza della crescente cooperazione costruttiva tra gli stessi sulle questioni relative alle minoranze nazionali, e che tale cooperazione cerchi di promuovere la comprensione e la fiducia reciproche, le relazioni amichevoli e di buon vicinato, la pace internazionale, la sicurezza e la giustizia, esprimendo la loro condanna del nazionalismo aggressivo, dell'odio razziale ed etnico, dell'antisemitismo, della xenofobia e della discriminazione contro ogni persona o gruppo e della persecuzione per motivi religiosi o ideologici, si sono accordati come segue:

Articolo 1
Gli Stati riconoscono l'esistenza delle minoranze nazionali, considerandole come parte integrante della società in cui vivono, e garantiscono le condizioni idonee per la promozione della loro identità.
Ai fini del presente strumento, il termine "minoranza nazionale" indicherà un gruppo che sia di numero minore rispetto al resto della popolazione dello Stato, i cui membri siano cittadini di quello Stato, e abbiano caratteri etnici, religiosi o linguistici differenti da quelli del resto della popolazione, e siano guidati dalla volontà di salvaguardare la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria religione e la propria lingua.

Articolo 2
Appartenere ad una minoranza nazionale è un fatto di libera scelta individuale e non dovrebbe sorgere alcuno svantaggio dall'effettuare o meno tale scelta.

Articolo 3
Gli Stati riconoscono che le persone appartenenti alle minoranze nazionali hanno il diritto di esercitare pienamente e totalmente i loro diritti umani e le libertà fondamentali, individualmente o in comune con altre persone, senza alcuna discriminazione e in piena uguaglianza di fronte alla legge.
Quelle persone potranno godere dei diritti previsti dal presente strumento individualmente o in comune con altre persone e beneficiare delle misure che garantiscano l'esercizio di tali diritti.

Articolo 4
Gli Stati garantiscono il diritto delle persone appartenenti alle minoranze nazionali di esprimere, preservare e sviluppare la propria identità culturale, linguistica o religiosa, e di mantenere e sviluppare la propria cultura in tutti i suoi aspetti.

Articolo 5
Non è da considerare come atto discriminatorio l'adozione di misure speciali in favore di persone che appartengono alle minoranze nazionali, dirette a promuovere l'uguaglianza tra dette minoranze e il resto della popolazione, nonché a considerare in modo adeguato le loro condizioni specifiche.

Articolo 6
Gli Stati devono adottare delle misure operative atte a fornire la protezione contro qualsiasi atto che possa costituire un incitamento alla violenza contro persone o gruppi per motivi di discriminazione nazionale, razziale, etnica o religiosa, ostilità e odio, compreso 1' antisemitismo.

Articolo 7
Gli Stati riconoscono i problemi particolari dei Rom e dei Sinti.
Essi si impegnano ad adottare tutte le misure giuridiche in materia amministrativa o scolastica come previsto nel presente atto, al fine di conservare o sviluppare l'identità Rom e Sinta, a facilitare con misure specifiche l'integrità sociale delle persone che appartengono alle minoranze Rom e Sinte, nonché ad eliminare qualsiasi forma di intolleranza nei confronti di dette persone.

Articolo 8
Senza violare i principi democratici, gli Stati che adottano delle misure in conformità alla loro politica generale e di integrazione, devono trattenersi dall'adottare o incoraggiare delle politiche dirette all'integrazione delle persone che appartengono alle minoranze nazionali che non corrispondono alla loro precisa volontà e devono proteggere dette persone contro una qualsiasi azione diretta a favorire tale integrazione.

Articolo 9
Nel caso di modifica delle suddivisioni amministrative, giudiziarie o elettorali, gli Stati devono considerare che tali modifiche, tra gli altri criteri, devono rispettare i diritti attuali delle persone che appartengono alle minoranze nazionali e l'esercizio dei loro diritti. In tutti i casi, devono consultarsi, in conformità alla legislazione nazionale, con le popolazioni direttamente interessate prima di adottare qualsiasi modifica in materia.

Articolo 10
Qualsiasi persona che appartiene ad una minoranza nazionale deve avere il diritto di ricorrere alla propria lingua sia in pubblico sia in privato, sia oralmente sia per iscritto.

Articolo 11
Una persona che appartiene ad una minoranza nazionale deve avere il diritto di usare il suo cognome o nome nella sua propria lingua ed il diritto di avere il riconoscimento e la registrazione ufficiale di detto nome e cognome.

Articolo 12
Ogni qualvolta le persone che appartengono ad una minoranza nazionale raggiungono un numero considerevole, come rilevato dall'ultimo censimento e da altri metodi di valutazione, dette persone devono avere il diritto, quando possibile, di usare in conformità alla relativa legislazione nazionale, la propria lingua per orale e per iscritto, nei loro contatti con le autorità pubbliche di detta area. Dette autorità devono rispondere per quanto è possibile nella stessa lingua.

Articolo 13
In conformità alla relativa legislazione nazionale, gli Stati possono acconsentire, laddove necessario, attraverso accordi bilaterali con gli altri Stati interessati, in particolare con gli Stati confinanti, a riportare i nomi locali, stradali, le indicazioni topografiche in forma bilingue o plurilingue nelle zone in cui il numero delle persone che appartengono ad una minoranza nazionale raggiunge un livello significativo, stando all'ultimo censimento o agli altri metodi di valutazione. I segnali, le iscrizioni o altre informazioni simili di natura privata anche nella lingua della minoranza devono essere riportati senza che siano soggetti ad altre restrizioni specifiche diverse da quelle generalmente applicate in quel campo.

Articolo 14
Qualsiasi persona che appartiene ad una minoranza nazionale che gode di libertà di credo religioso, deve avere il diritto ad usare la propria lingua nel professare detto credo, nell'insegnarlo, nel praticarlo o osservarlo.

Articolo 15
Quando le persone che appartengono ad una minoranza nazionale sono la maggioranza della popolazione della zona, stando all'ultimo censimento o agli altri metodi di valutazione, gli Stati devono promuovere la conoscenza della lingua della minoranza fra i funzionari degli uffici amministrativi locali e decentrati.

Articolo 16
Gli Stati riconoscono il diritto delle persone che appartengono alle minoranze nazionali di stabilire e di conservare i loro propri istituti, organizzazioni o associazioni culturali e religiose ricercando finanziamenti volontari ed altri contributi nonché l'assistenza pubblica in conformità alla legislazione nazionale.

Articolo 17
Gli Stati riconoscono il diritto delle persone che appartengono ad una minoranza nazionale di stabilire e di conservare le loro scuole private di ogni grado e gli istituti d'istruzione e possibilmente di ottenerne il riconoscimento in conformità alla legislazione nazionale attinente.
Detti istituti possono cercare finanziamenti pubblici o altri contributi.

Articolo 18
Ferma restando la necessità di apprendere la lingua ufficiale dello Stato interessato, qualsiasi persona che appartiene ad una minoranza nazionale deve avere il diritto di insegnare la propria lingua e ricevere un'istruzione nella propria lingua.
Gli Stati devono cercare di garantire i tipi e i livelli d'istruzione pubblica adeguati in conformità alla legislazione nazionale, quando in una zona le persone che appartengono ad una minoranza nazionale raggiungono un numero significativo, conformemente all'ultimo censimento o ad altri metodi di valutazione. Nell'ambito dell'insegnamento della storia e della cultura in un dato istituto di istruzione pubblico, deve essere garantito un adeguato insegnamento della storia e della cultura delle altre minoranze nazionali.

Articolo 19
Gli Stati garantiscono il diritto delle persone che appartengono ad una minoranza nazionale di servirsi dei mezzi di comunicazione nella propria lingua, in conformità alle norme dello Stato in materia e ricorrendo ad eventuali finanziamenti.
Nel caso di televisione e radio di proprietà pubblica, gli Stati garantiscono, quando ciò è opportuno e possibile, che le persone, che appartengono alle minoranze nazionali, abbiano diritto ad avere libero accesso a detti mezzi di comunicazione, compresa la produzione di detti programmi nella propria lingua.

Articolo 20
Gli Stati devono garantire il diritto delle persone che appartengono alle minoranze nazionali a partecipare, senza alcuna discriminazione, alla vita politica, sociale e culturale della società dello Stato in cui sono cittadini e devono promuovere le condizioni atte ad esercitare detti diritti.

Articolo 21
In conformità alle politiche degli Stati interessati, gli stessi dovranno rispettare il diritto delle persone che appartengono alle minoranze nazionali a partecipare effettivamente alla vita pubblica, in particolare ai processi decisionali che li riguardano. Gli Stati rilevano quindi gli impegni assunti per proteggere e creare condizioni adatte per la promozione dell'identità etnica, culturale, linguistica e religiosa di dette minoranze nazionali, adottando delle misure adeguate che corrispondono alle circostanze specifiche di dette minoranze come previsto nel documento della C.S.C.E.

Articolo 23
Ogni persona che appartiene ad una minoranza nazionale, pur rispettando l'integrità territoriale dello Stato, deve avere diritto ad allacciare contatti liberi e senza ostacoli con i cittadini di un altro paese con i quali detta minoranza condivide le caratteristiche etniche, religiose o linguistiche, nonché identità culturale. Gli Stati non possono limitare in modo iniquo il libero esercizio di detti diritti. Gli Stati, inoltre, devono incoraggiare gli accordi oltre frontiera a livello nazionale.

Articolo 25
In qualsiasi zona in cui le persone che appartengono alla minoranza nazionale rappresentano la maggioranza della popolazione, gli Stati dovranno adottare le misure necessarie atte ad assicurare che coloro che non appartengono a detta minoranza non godano di condizioni sfavorevoli, comprese quelle che possono risultare dall'attuazione delle misure di protezione previste dal presente atto.

Articolo 26
Nessuno di questi impegni è da intendersi come un diritto ad intraprendere un'attività in contravvenzione ai principi fondamentali del diritto internazionale ed, in particolare, dell'uguaglianza sovrana, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza politica degli Stati. Nulla in questo atto interessa i diritti connessi alle persone che appartengono alle minoranze nazionali come cittadini degli Stati interessati.
Le persone che appartengono alle minoranze nazionali devono rispettare, anche nell'esercizio dei loro diritti, i diritti degli altri, compresi quelli delle persone che appartengono alla popolazione che rappresenta la maggioranza dello Stato rispettivo o delle altre minoranze.

Articolo 27
Il presente atto non può contravvenire alle disposizioni del diritto nazionale o a qualsiasi accordo internazionale che fornisca una protezione maggiore alle minoranze nazionali o alle persone che vi appartengono
 


 

Raccomandazione N.R. (2000)4 sulla scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti in Europa
 adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
il 3 febbraio 2000, durante la 696esima riunione dei Delegati dei Ministri

 
Il Comitato dei Ministri, in conformità all'articolo 15/b dello Statuto del Consiglio d'Europa
considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è la realizzazione di una più stretta unione tra i suoi membri e che questo scopo può essere perseguito in modo particolare attraverso l'adozione di un'azione comune nel campo dell'educazione scolastica;
riconoscendo l'urgenza di stabilire nuove basi per future strategie educative in favore dei Rom e dei Sinti in Europa, soprattutto in ragione del tasso elevato di analfabetismo o di semi-analfabetismo che imperversa all'interno di questa comunità, dell'ampiezza dell'insuccesso scolastico, dello scarso numero di giovani che terminano gli studi primari e della persistenza di fattori quali l'assenteismo scolastico;
notando che i problemi ai quali sono confrontati i Rom e i Sinti in ambito scolastico sono in larga parte conseguenza delle politiche educative da tempo perseguite le quali hanno condotto all'assimilazione ed alla segregazione dei fanciulli rom e sinti nella scuola basandosi sul pretesto di un loro handicap socioculturale;
considerando che per porre rimedio alla posizione svantaggiata dei Rom e dei Sinti nelle società europee occorre garantire ai fanciulli rom e sinti pari opportunità nell'ambito dell'educazione scolastica;
considerando che la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti deve costituire una priorità delle politiche nazionali condotte in favore dei Rom e dei Sinti;
in base allo spirito per cui le politiche volte a risolvere i problemi a cui i Rom e i Sinti sono confrontati nell'ambito dell'educazione scolastica debbono essere globali e fondate sulla constatazione che la questione della scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti è connessa ad un insieme di fattori e di condizioni preliminari, in particolare agli aspetti economici, sociali, culturali e alla lotta contro il razzismo e la discriminazione;
in base allo spirito secondo cui le politiche educative a favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero essere affiancate da una politica attiva per quanto attiene all'educazione degli adulti ed alla formazione professionale;
considerando che, sebbene già esista un testo relativo all'educazione scolastica dei fanciulli rom e sinti a livello degli Stati membri dell'Unione europea (Risoluzione del Consiglio dei Ministri dell'Educazione riunito in seno al Consiglio, del 22 maggio 1989 concernente la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti e dei viaggianti; 89/C 153/02), è urgente disporre di un testo estensibile all'insieme degli Stati membri del Consiglio d'Europa;
tenendo conto della Convenzione - Quadro per la protezione delle minoranze nazionali e della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie;
in base allo spirito delle Raccomandazioni 563 (1969) e 1203 (1993) dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa che puntualizzano le necessità in materia di scolarizzazione dei Rom e dei Sinti in Europa;
in base allo spirito delle Risoluzioni 125 (1981), 16 (1995) e 249 (1993) e della Raccomandazione 11 (1995) del Congresso dei Poteri Locali e Regionali dell'Europa relative alla situazione dei Rom e dei Sinti in Europa;
in base allo spirito della Raccomandazione di politica generale 3 della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza sulla lotta contro il razzismo e l'intolleranza nei confronti dei Rom e dei Sinti;
in base allo spirito dell'azione condotta dal Consiglio della cooperazione culturale (CDCC) per rispondere alla Risoluzione 125 (1981), ed in particolare, la pubblicazione del rapporto Rom e Sinti e Viaggianti (1985), attualizzato nel 1994 (Roma, Zingari Viaggianti, Edizioni del Consiglio d'Europa);
avendo preso atto con soddisfazione della nota stabilita dal Gruppo di specialisti sui Rom e Sinti circa la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti: Elementi strategici di una politica di scolarizzazione rivolta ai fanciulli rom e sinti in Europa (MG-S-ROM (97) 11).
Raccomanda ai governi degli Stati membri:
di rispettare, nell'attuazione della loro politica di educazione scolastica, i principi enunciati in annesso alla presente Raccomandazione;
di portare la presente Raccomandazione all'attenzione delle istanze pubbliche competenti nei rispettivi paesi, secondo le modalità appropriate.
Annesso alla Raccomandazione n0 R (2000) 4

PRINCIPI DIRETTIVI DI UNA POLITICA DI EDUCAZIONE SCOLASTICA RIVOLTA AI FANCIULLI ROM E SINTI IN EUROPA

TITOLO I - STRUTTURE

Articolo 1
Le politiche scolastiche a favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero essere affiancate da mezzi adeguati e da strutture flessibili indispensabili per rispecchiare l'eterogeneità delle popolazioni rom e sinte in Europa e per tenere conto dell'esistenza di gruppi rom e sinti con stile di vita itinerante o semi-itinerante. A tal proposito è possibile prevedere il ricorso ad un sistema di scolarizzazione a distanza che si avvalga delle nuove tecnologie di comunicazione.

Articolo 2
L'accento dovrebbe essere posto su di un migliore coordinamento dei livelli internazionali, nazionali, regionali e locali al fine di evitare la dispersione di sforzi e di favorire le sinergie.

Articolo 3
Gli Stati membri dovrebbero in questa ottica sensibilizzare i Ministeri dell'Istruzione (*) circa la questione della scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti.

Articolo 4
L'insegnamento prescolare dovrebbe essere ampiamente sviluppato e reso accessibile ai fanciulli rom e sinti, al fine di garantirne l'accesso all'insegnamento scolastico.

Articolo 5
Sarebbe altresì opportuno porre particolare attenzione ad una migliore comunicazione con e tra i genitori avvalendosi, se necessario, di mediatori espressi dalla comunità rom e sinta i quali avrebbero la possibilità di accesso ad una carriera professionale specifica.
Informazioni speciali e consigli dovrebbero essere forniti ai genitori circa l'obbligo di scolarizzazione e circa i meccanismi di sostegno che possono essere offerti alle famiglie da parte delle municipalità.
L'esclusione e la mancanza di conoscenze e di scolarizzazione (vedi analfabetismo di ritorno) dei genitori sono fattori che impediscono ai figli di beneficiare del sistema educativo.

Articolo 6
Delle strutture di sostegno adeguate dovrebbero essere realizzate al fine di consentire ai fanciulli rom e sinti di beneficiare, in particolare a seguito di azioni positive, di pari opportunità in ambito scolastico.

Articolo 7
Gli Stati membri sono invitati a fornire i mezzi necessari alla realizzazione delle politiche e dei provvedimenti summenzionati al fine di colmare il fosso che separa gli scolari rom e sinti da quelli appartenenti alla popolazione maggioritaria.

TITOLO II - PROGRAMMI SCOLASTICI E MATERIALE PEDAGOGICO

Articolo 8
Le misure educative in favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero collocarsi nel quadro di più vaste politiche interculturali e tenere conto delle caratteristiche della cultura romani e della posizione svantaggiata di numerosi Rom e Sinti negli Stati membri.

Articolo 9
I programmi scolastici nel loro insieme ed il materiale didattico dovrebbero essere concepiti in maniera tale da rispettare l'identità culturale dei fanciulli rom e sinti.
Si dovrebbe dunque introdurre la storia e la cultura dei Rom e dei Sinti nei supporti pedagogici al fine di rispecchiare l'identità culturale dei fanciulli rom e sinti.
La partecipazione dei rappresentanti delle comunità rom e sinte all'elaborazione di materiali riguardanti la storia, la cultura o la lingua dei Rom e dei Sinti dovrebbe essere incoraggiata.

Articolo 10
Gli Stati membri dovrebbero tuttavia assicurarsi che tali misure non si traducano in programmi distinti con il rischio di creazione di classi separate.

Articolo 11
Gli Stati membri dovrebbero altresì incoraggiare l'elaborazione di supporti pedagogici fondati su esempi di azioni riuscite al fine di aiutare gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano con gli scolari rom e sinti.

Articolo 12
Nei paesi in cui la lingua sinta e romanì è parlata, occorrerebbe offrire ai fanciulli rom e sinti la possibilità di accedere ad un insegnamento nella propria lingua materna.

TITOLO III - RECLUTAMENTO E FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

Articolo 13
Sarebbe opportuno prevedere l'introduzione di un insegnamento specifico nei programmi di preparazione dei futuri insegnanti allo scopo di fare acquisire le conoscenze ed una formazione che consenta loro una migliore comprensione degli scolari rom e sinti.
Tuttavia, l'educazione degli scolari rom e sinti dovrebbe restare parte integrante del sistema educativo globale.

Articolo 14
Le comunità rom e sinte dovrebbero essere coinvolte nell'elaborazione di questi programmi e poter trasmettere direttamente le informazioni ai futuri insegnanti.

Articolo 15
Bisognerebbe anche favorire il reclutamento e la formazione di insegnanti provenienti dalla comunità rom sinte.

TITLOLO V - INFORMAZIONE, RICERCA E VALUTAZIONE

Articolo 16
Gli Stati membri dovrebbero sostenere dei piccoli progetti di ricerca/azione innovativi allo scopo di sviluppare delle risposte adatte ai bisogni locali. I risultati di queste iniziative dovrebbero essere successivamente diffusi.

Articolo 17
I risultati delle politiche educative in favore degli alunni rom e sinti dovrebbero essere osservati da vicino.
Tutti i soggetti coinvolti nella scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti (autorità scolastiche, insegnanti, genitori, organizzazioni non governative) dovrebbero essere invitati a partecipare al processo in modo continuativo.

Articolo 18
La valutazione delle politiche educative dovrebbe tenere conto di un insieme di criteri. compresi gli indici di sviluppo personale e sociale, senza limitarsi alle sole stime sui tassi di assiduità e sui fallimenti scolastici.

TITOLO V - CONSULTAZIONE E COORDINAMENTO

Articolo 19
La partecipazione di tutte le parti coinvolte (Ministero dell'istruzione*, autorità scolastiche, famiglie e organizzazioni rom e sinte) all'elaborazione, alla realizzazione ed alla prosecuzione delle politiche educative in favore di Rom e di Sinti dovrebbe essere sostenuta dallo Stato.

Articolo 20
Sarebbe altresì opportuno avvalersi di mediatori provenienti dalle comunità rom e sinte, soprattutto per facilitare i contatti tra i Rom e i Sinti, la popolazione maggioritaria e le strutture scolastiche, evitando conflitti nella scuola; questo per tutti i gradi d'istruzione.

Articolo 21
I Ministeri dell'Istruzione*, nel contesto della sensibilizzazione citata all'articolo 1 del precedente titolo 3, dovrebbero agevolare il coordinamento degli sforzi dei diversi soggetti e consentire la trasmissione dell'informazione tra i diversi livelli delle autorità preposte all'educazione scolastica.

Articolo 22
Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare e sostenere in misura maggiore lo scambio di esperienze e di pratiche positive.
(*) in Italia, Ministero della Pubblica Istruzione (n.d.t.)
 


 

Raccomandazione N.R. 1557 (2002)
adottata da l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa,
il 25 Aprile 2002

Da una decina d'anni, l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha sottolineato la necessità di riconoscere ai Rom e ai Sinti una protezione speciale ed ha altresì condannato qualsiasi forma di discriminazione, che purtroppo tuttora si verifica nei diversi Stati Membri dell'Unione Europea. Il tutto è ben precisato nella raccomandazione del 1993. Malgrado i notevoli sforzi messi in atto dalle organizzazione nazionali, dai poteri locali e dalle organizzazioni non governative, gli obiettivi fissati sono stati raggiunti solo in parte.
L'assemblea ricorda la Convenzione per la tutela dei diritti dell'uomo e le libertà fondamentali del 1950 nonché la Convenzione Europea del 1987 che vieta la tortura, pene o trattamenti disumani o umilianti, la Carta Europea (1992) sulle lingue regionali o minoritarie, la convenzione quadro del 1995 per la protezione di minoranze nazionali e la Carta Sociale Europea, rivista nel 1996.
Oggi i Rom e i Sinti sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa in tutti i campi, nel pubblico e nel privato compreso il diritto di vedersi negato l'acceso a qualsiasi funzione pubblica: insegnamento, impiego, servizi sanitari, pertanto l'emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica che tocca generalmente i gruppi sociali più deboli.
I Rom e i Sinti costituiscono un gruppo minoritario particolare per due emotivi: sia trattasi di etnia minoritaria, sia perché tocca le fasce sociali più deboli.
La maggior parte dei Sinti e dei Rom attualmente si confronta con una situazione economica critica in quasi tutti i paesi membri del Consiglio d'Europa. Nell'ambito sociale sono stati portati avanti numerosi progetti mentre l'economia di mercato di stampo neoliberale ha emarginato i gruppi sociali, le fasce svantaggiate, compresi i Rom e i Sinti, questo si è verificato anche nei paesi più sviluppati. Nei paesi dell'Europa Centrale ed Orientale, la transizione economica e politica ha ulteriormente aggravato la situazione sfavorevole dei Rom e dei Sinti.
Da un punto di vista giuridico le Comunità rom e sinte non sono ancora considerate, in tutti i paesi membri, come minoranze etniche nazionale e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. I Rom e i Sinti devono essere trattati come gruppo comunitario nazionale o etnico in ogni Stato membro ed i oro diritti devono essere garantiti. Esiste una Carta Europea che tutela le lingue regionali o minoritarie nonché una convenzione quadro per le minoranze nazionali e vanno applicate.
In tempi recenti, la natura e la destinazione degli spostamenti dei Rom e dei Sinti sono cambiate infatti, antichi paesi di transito sono diventati la loro dimora fissa. I conflitti etnici e le guerre civili hanno accentuato questi fenomeni migratori. Questi fenomeni di emigrazione attirano maggiormente l'attenzione delle persone per la sua natura specifica in quanto trattasi di spostamenti non solitari o individuali, bensì famigliari sia che la famiglia rom e sinta sia grande o piccola. Più stati pertanto hanno messo in atto delle leggi che mirano chiaramente a impedire ai Rom e ai Sinti l'ingresso nel loro paese e pertanto direttamente o indirettamente sono discriminatori nei loro confronti.
E' dunque necessario adottare delle strategie per aiutare i Rom e i Sinti dell'Europa Centrale e Orientale, immigrati nell'Europa Occidentale per evitare che sprofondino nel buio dell'emarginazione; è altresì necessario dare un aiuto concreto per il reinserimento dei Rom e dei Sinti nelle loro terre d'origine.
I Sinti e i Rom, poiché sono a tutti gli effetti cittadini del paese in cui risiedono, devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri. Deve essere riconosciuto loro il diritto di spostarsi. Il peso della responsabilità sociale dipende dalle possibilità dei mezzi economici e politici culturali e sociali sia della popolazione maggioritaria, sia della minoranza sinta e rom. La popolazione ospitante deve accettare i Rom e i Sinti senza assimilarli, bensì sostenerli quale gruppo socialmente svantaggiato. Da parte loro i Rom e i Sinti devono accettare le regole vigenti in ambito sociale. I Sinti e i Rom quindi possono essere chiamati ad avere un ruolo più attivo nel cercare la risoluzione dei propri problemi. Lo stato deve fare in modo che si creino le condizioni favorevoli al fine di incoraggiare, pianificare, incentivare il raggiungimento di tali obiettivi.
Gli stati membri del Consiglio d'Europa dovrebbero incoraggiare i Rom e i Sinti ad organizzarsi meglio, a partecipare alla vita politica come elettori candidati o rappresentanti eletti nei parlamenti nazionali. Dovrebbero essere incentivati i partiti politici che includessero nelle loro liste elettorali i Rom e i Sinti naturalmente in luoghi dove hanno la possibilità di essere eletti nei parlamenti nazionali. Gli Stati dovrebbero elaborare e mettere in atto dei piani che mirino a favorire la piena partecipazione dei Rom e dei Sinti, nella vita pubblica a tutti i livelli, dovrebbero altresì partecipare al processo di elaborazione, messa in opera, seguire attivamente ed in prima persona i programmi e le politiche finalizzate a migliorare la situazione attuale.
E' necessario migliorare la condizione delle donne sinte e rom in quanto ricoprono un ruolo fondamentale nel migliorare le condizioni di vita nel nucleo famigliare. Queste donne subiscono una triplice discriminazione: in quanto sinte e rom, in quanto donne, in quanto appartenenti ad una minoranza etnica.
L'Assemblea del Consiglio d'Europa inoltre invita i media a favorire il dialogo tra i Sinti e i Rom e la popolazione ospitante nella lotta contro la discriminazione, è loro compito infatti far conoscere la cultura sinta e rom alla popolazione ospitante e rendere pubblici esempi di inserimento positivo degli stessi.
L'Assemblea del Consiglio d'Europa riconosce che bisognerebbe rinforzare, chiarire e ottenere questo percorso:
a) fra le organizzazioni europee, quali il Consiglio d'Europa, l'organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa e l'Unione Europea, nell'attività riguardanti i Rom e i Sinti;
b) più organi del Consiglio d'Europa dovrebbero seguire le iniziative, i rapporti, i programmi relativi alla situazione dei Rom e dei Sinti in Europa.
La commissione incaricata di elaborare la futura Costituzione dell'Unione Europea ha chiesto ai rappresentanti di formulare proposte ed ipotesi. Per tanto le comunità sinte e rom dovrebbe sfruttare al meglio questa occasione ed esprimere il loro punto di vista .
Il Consiglio d'Europa può ed deve svolgere un ruolo importante nel migliorare la posizione giuridica dei Rom e dei Sinti sia per il diritto di uguaglianza di qui beneficiano sia per le condizioni di vita.
Per tanto l'Assemblea invita gli Stati Membri a rispettare le sei condizioni qui elencate, necessarie per migliorare la situazione dei ROM/SINTI in Europa:

PRIMA CONDIZIONE
RICONOSCERE LO STATO GIURIDICO DEI ROM/SINTI

Punto 1
Riconoscere i Rom e i Sinti come persone appartenenti a minoranze etniche.

Punto 2
Riconoscere la condizione di gruppo minoritario alle comunità sinte e rom.
Punto 3
Garantire ai Rom e ai Sinti i diritti individuali ed i diritti di comunità minoritaria .
Punto 4
Permettere senza limitazione ai Rom e ai Sinti che risiedono legalmente nel paese dove si trovano di ottenere una carta d'identità.
Punto 5
Stilare, ratificare ed applicare la Convenzione Quadro per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie.
Punto 6
Accordare ai Rom e ai Sinti i diritti sociali tutelati dalla Carta Sociale Europea.

SECONDA CONDIZIONE
ELABORARE ED ATTUARE PROGRAMMI SPECIFICI ATTI A MIGLIORARE L'INTEGRAZIONE DEI ROM E DEI SINTI NELLA SOCIETÀ COME INDIVIDUI, COMUNITÀ, GRUPPI MINORITARI, ASSICURARE INOLTRE LA LORO PARTECIPAZIONE AI PROCESSI DECISIONALI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEO

Punto 1
Elaborare e mettere in atto politiche che trattino le problematiche rom e sinte globali e legate a fattori economici, sociali e culturali.

Punto 2
Rinforzare il dialogo tra i Rom e i Sinti, le comunità sinte e rom ed altri gruppi della società.

Punto 3
Fare in modo che i rappresentanti rom e sinti facciano parte a tutti i livelli nei processi decisionali, nella elaborazione e mettere in opera dei programmi che migliorino la situazione di individui dei Rom e dei Sinti e delle loro comunità. Questo coinvolgimento non deve essere una semplice consultazione, ma deve essere fatta sotto forma di una vera collaborazione concreta.

Punto 4
Incoraggiare la presenza dei membri delle comunità sinte e rom nei parlamenti nonché la partecipazione degli eletti Rom e Sinti ai processi legislativi regionali, locali e negli organi esecutivi

Punto 5
Favorire la collaborazione tra varie regioni con lo scopo di trattare i problemi con cui i Sinti e i Rom si confrontano soprattutto con una loro partecipazione attiva.

Punto 6
Rinforzare le procedure di controllo sistematico e regolare l'applicazione delle raccomandazioni e dei programmi specifici che mirano a migliorare la posizione giuridica e le condizioni di vita personali e collettive dei Sinti e dei Rom.

TERZA CONDIZIONE
GARANTIRE AI SINTI E AI ROM TRATTAMENTI IN QUANTO GRUPPO MINORITARIO NEL CAMPO DELL'ISTRUZIONE, DELL'IMPIEGO, DELLA ASSISTENZA MEDICA, DEI SERVIZI PUBBLICI, DELLA SISTEMAZIONE ABITATIVA
Gli stati membri dovranno porre un'attenzione particolare:

Punto 1
Favorire l'inserimento dei Sinti e dei Rom nell'impiego.

Punto 2
Dare ai Sinti e ai Rom la possibilità di frequentare le strutture educative dalla scuola d'infanzia all'Università.

Punto 3
Agevolare i reclutamento dei Sinti e dei Rom nelle strutture pubbliche che interessano direttamente la comunità sinte e rom: come gli edifici scolastici dell'istruzione primaria e secondaria, centri che offrono cure essenziali ed indispensabili centri di protezione sociale.

Punto 4
Far sparire la tendenza a ghettizzare i Sinti e i Rom, ad orientarli verso scuole o classi riservate ad alunni con deficit mentali

QUARTA CONDIZIONE
SVILUPPARE E METTERE IN ATTO AZIONI POSITIVE CHE FAVORISCONO LE CLASSI SVANTAGGIATE QUALI APPUNTO I ROM E I SINTI NEL CAMPO DELL ISTRUZIONE DEL IMPIEGO DEGLI ALLOGGI

Punto 1
Assicurare nel bilancio dei programmi di sviluppo un sostegno a lungo termine ai redditi delle famiglie svantaggiate comprese i Sinti e i Rom.

Punto 2
Assicurare che i programmi di finanziamento per gli alloggi già stabiliti dal governo siano messi a disposizione delle famiglie socialmente svantaggiate, anche i Rom e i Sinti.

Punto 3
Assicurare un sostegno nel bilancio necessario a migliorare le abitazioni esistenti ed aiutare le comunità sinte e rom dando esse la formazione tecnica necessaria.

Punto 4
Far ricorso alla banca di sviluppo del Consiglio d'Europa per finanziare progetti integrati, elaborati in collaborazione con le comunità Sinte e Rom, per migliorare le loro condizioni di vita per favorire la loro indipendenza economica.

QUINTA CONDIZIONE
PRENDERE PROVVEDIMENTI PRECISI E CREARE ISTITUZIONI SPECIALI PER PROTEGGERE LA LINGUA, LA CULTURA, LE TRADIZIONI, DI IDENTITÀ SINTE E ROM

Punto 1
Facilitare e promuovere insegnamento della lingua romanés.

Punto 2
Incoraggiare i genitori a far frequentare i propri figli nella scuola elementare, media e superiore, informarli della importanza della educazione.

Punto 3
Far conoscere la cultura sinta e rom agli appartenenti alla cultura maggioritaria, in senso numerico.

Punto 4
Provvedere a finche i testi scolastici contengono informazioni sulla cultura rom e sinta.

Punto 5
Assumere insegnanti sinti e rom nelle zone dove gli stessi sono presenti in numero significativo.

SESTA CONDIZIONE
COMBATTERE IL RAZZISMO, XENOFOBIA, L'INTOLLERANZA E GARANTIRE UN TRATTAMENTO NON DISCRIMINATORIO DEI ROM/SINTI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE, INTERNAZIONALE

Punto 1
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri.

Punto 2
Ratificati come priorità, se non e stato già fatto il protocollo n.12 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

Punto 3
Creare organismi di prevenzione e di gestione di conflitti a livello regionale e locale.

Punto 4
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri conforme alla direttiva 2000/4/ce relativa alla messa in atto del principio di uguaglianza nel trattamento delle persone senza distinzione di razza e di etnia.

Punto 5
Sostenere fortemente le organizzazioni non governative di difesa dei diritti individuali e collettivi dei Rom e dei Sinti.

Punto 6
Prestare un'attenzione particolare ai fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom nel campo dell'istruzione e dell'occupazione lavorativa.

Punto 7
Partendo da dati statistici affidabili lottare contro la discriminazione razziale e proteggere i Sinti e i Rom dall'acquisizione abusiva ed involontaria di dati statistici.

Punto 8
Rinforzare l'osservatorio dei fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale.

Punto 9
Controllare che quanto enunciato nella Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e nella Convenzione di Ginevra del 1951 sia pienamente applicato ai Sinti e ai Rom senza discriminazione alcuna.

Punto 10
Essere particolarmente attenti ai problemi incontrati dai Sinti e dai Rom per quanto concerne l'acquisizione a la perdita di nazionalità delle regole e decisioni nell'attraversare le frontiere.

Punto 11
Garantire che le regole applicate e le politiche messe i atto per il controllo degli spostamenti non siano discriminatorie nei confronti degli emigranti rom e sinti.
L'Assemblea raccomanda al Comitato dei Ministri:
a) costituire un forum consultivo rom e sinto europeo all'interno del quale si possa ascoltare le richieste degli stessi Sinti e Rom ed essere un organo consultativo presso il Comitato dei Ministri e dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa nonché nell'istituzioni dell'Unione Europea;
b) creare la figura istituzionale di un mediatore europeo sinto e rom che si occuperebbe dei diritti violati ai Rom e ai Sinti, sia come individui sia come comunità minoritaria;
c) creare un Centro Europeo di Studio e di Formazione dei Sinti e dei Rom collegato al Centro Europeo della Gioventù del Consiglio d'Europa che potesse confrontare efficaci e positive esperienze concernenti l'integrazione dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale e nazionale negli stati membri, promuovere una collaborazione tra specialisti sinti e rom e specialisti appartenenti al gruppo maggioritario;
d) prevedere il reclutamento di agenti sinti e rom alla segreteria delle organizzazioni;
e) creare un fondo europeo di solidarietà per i Sinti e Rom finanziato da contributi volontari degli stati membri del Consiglio Europeo e da altri organismi internazionali;
f) elaborare un nuovo protocollo da aggiungere alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo che tratti i diritti delle persone appartenenti a delle minoranze etniche;
g) sostenere sempre più la messa in atto delle iniziative e delle raccomandazioni elencate nei testi internazionali esistenti.
 


 
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